Roma – Il 16 ottobre, un ordigno è stato fatto esplodere davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci, suscitando una forte eco mediatica. Arrestati quattro presunti responsabili, tra cui una donna, ma il mandante dell’attentato rimane ignoto, riporta Attuale.
Chi sono i 4 arrestati: c’è una donna tra i bombaroli che hanno usato gelatina da cava
Il pubblico ministero Carlo Villani ha chiuso il cerchio, arrestando i materiali esecutori: Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone, Marika De Filippis, con D’Avino e De Filippis agli arresti domiciliari, più Luca Amato, indagato. Tuttavia, emerge un contrasto tra la gravità del gesto e il profilo criminale di chi lo ha eseguito: un gruppo marginale con precedenti per spaccio, rapina e sequestro di persona, “promosso” a squadra di bombaroli. Sono riusciti a collocare gelatina da cava, esplosivo obsoleto ma devastante, davanti a una delle abitazioni più sensibili d’Italia, tra Pomezia e Torvajanica.
Lo “stipendio” e le “garanzie” dati ai membri della banda
Significativo è il prezzo del crimine: tremila euro, accompagnati dalla promessa di una fuga in Spagna, assistenza legale e ricariche giornaliere di 200 euro su carte prepagate. Questo scenario indica una regia con solide risorse dietro l’esecuzione, che ha utilizzato manovalanza non specializzata a cui gli arrestati dovevano favori.
Gli arrestati scherzano sul detonatore a distanza come fosse un giocattolo
Le intercettazioni rivelano un atteggiamento di leggerezza tra i membri della banda, che scherzano sul detonatore come se fosse un oggetto ludico. Un’intercettazione mostra il noleggiatore che discute con un amico dopo un incidente automobilistico; gli arrestati commentano: “La facciamo così potente che con un bottone: boom, mamma che combiniamo. Dobbiamo buttare giù i palazzi”. Questo presenta un contrasto inquietante tra la superficialità dei loro commenti e il potenziale esito letale dell’azione.
“Fatto di “eccezionale gravità intimidatoria”. Attentato di tipo mafioso
Il giudice delle indagini preliminari di Roma, Iole Moricca, considera l’episodio come un fatto di “eccezionale gravità intimidatoria”, evidenziando un’azione volta a terrorizzare, escludendo l’intento omicida. Gli indagati affrontano accuse di detenzione e utilizzo di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dalla modalità mafiosa con cui sono stati compiuti. Questa classificazione distingue l’azione da un semplice avvertimento a un attacco attivo contro un giornalista che, tramite il programma Report, ha rivelato aspetti oscuri del potere economico e criminale del Paese.
Il mandante nell’ombra. Ranucci: “Aspettiamo gli sviluppi”
Secondo gli investigatori, l’impiego di manovalanza di basso profilo è intenzionale: un gruppo facilmente riconoscibile e intercettabile che serve a mantenere il mandante nell’ombra. Le indagini hanno messo in evidenza un’azione criminale ben orchestrata, con dettagli come il noleggio per come un marchio della compagna di Passariello e celle telefoniche agganciate lungo la Pontina. Ranucci ha commentato: “Da quello che ho capito, c’è chi ha organizzato, chi è stato complice, chi ha fornito assistenza legale, chi ha provato a distruggere le sim. Adesso aspettiamo gli sviluppi”.