Gli Houthi: blocco navale anti-saudita. Anche il Mar Rosso rischia la paralisi
di Giusi Fasano
TEL AVIV – Ieri, il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, ha annunciato un«blocco marittimo immediato» contro «il criminale nemico saudita», a seguito del bombardamento dell’aeroporto di Sana’a da parte dell’Arabia Saudita e del presunto supporto a basi statunitensi coinvolte in azioni contro l’Iran, riporta Attuale.
La crisi in Medio Oriente si intensifica, con un aumento degli attacchi e una crescente tensione. I mediatori, tra cui Qatar e Pakistan, stanno cercando di ristabilire il dialogo tra Iran e USA e hanno proposto una tregua di dieci giorni per riprendere i negoziati, dopo il fallimento del Memorandum dello scorso giugno. Resta da vedere come si evolverà tale proposta.
Il principio «occhio per occhio» guida l’azione degli Houthi, in risposta al blocco imposto dall’Arabia Saudita ai porti yemeniti. Il governo yemenita, sostenuto da una coalizione militare guidata da Riad, ha definito la decisione un «atto suicida». Il presidente del parlamento yemenita, Sultan al-Barakani, ha avvertito delle gravi conseguenze che la chiusura di un corridoio internazionale potrebbe comportare, esprimendo preoccupazione per la strada scelta dagli Houthi, che continuano a essere influenzati da Teheran.
Dettagli specifici riguardo il blocco non sono stati resi noti, ma il vicecapo dell’ufficio stampa degli Houthi, Nasruddin Amer, ha dichiarato che lo stretto di Bab el-Mandeb, punto cruciale di accesso al Mar Rosso, sarà chiuso. Ciò significherebbe un blocco delle esportazioni di petrolio saudite verso l’Asia e una potenziale diminuzione dell’offerta globale di petrolio fino al 7%. Si stima che un quarto del traffico globale di container transiti attraverso questo stretto verso il Canale di Suez, mentre lo Stretto di Hormuz rimane un altro snodo fondamentale per le esportazioni e un punto di tensione tra Iran e Stati Uniti.
Mentre il Comando centrale statunitense intensifica i bombardamenti in Iran e i pasdaran colpiscono i Paesi del Golfo alleati degli Stati Uniti, giungono notizie che possono dare speranza per la pace tra Libano e Israele. Il giornalista Barak Ravid di Axios riporta che oggi le Forze di difesa israeliane (IDF) inizieranno a ritirarsi dalle zone designate nel Libano meridionale, restituendo il controllo ai militari libanesi nei villaggi di Froun, Srifa e Zawtar al-Gharbiya. I soldati di Aoun saranno ora responsabili di contenere le attività di Hezbollah, sostenuto dall’Iran.
Questo ritiro, previsto nel Memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti, è anche il risultato dei colloqui tenutisi la scorsa settimana a Roma tra delegazioni israeliane e libanesi, mediati dagli Stati Uniti. Da Washington, Donald Trump ha commentato le dichiarazioni del sindaco di New York, Zohran Mamdani, che aveva ipotizzato l’arresto del premier israeliano Benjamin Netanyahu se fosse andato in America: «Non sarà arrestato», ha affermato Trump, difendendo Netanyahu come un leader impegnato nella lotta contro l’Iran.