Autonomia differenziata, la Camera approva le pre-intese e l’opposizione protesta: «Ricatto della Lega a FdI»

21.07.2026 22:15
Autonomia differenziata, la Camera approva le pre-intese e l'opposizione protesta: «Ricatto della Lega a FdI»

La protesta dei Comitati e dell’opposizione

Il 21 luglio, opposizioni, sindacati e comitati hanno manifestato davanti a Montecitorio contro la discussione sullo schema di intesa preliminare riguardante l’autonomia differenziata tra Stato e quattro Regioni. Con l’approvazione del Senato il 16 luglio, la questione è approdata ora alla Camera, dove sono stati già approvati i provvedimenti per Lombardia, Piemonte e Liguria. Le quattro regioni coinvolte, tutte al Nord e governate dal centrodestra, sono Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto. Le aree di interesse includono protezione civile, professioni, previdenza complementare e coordinamento della finanza pubblica sulla sanità. Le opposizioni hanno denunciato l’incostituzionalità di un’intesa definita “Spacca Italia” e minacciano di ricorrere alla Corte Costituzionale, riporta Attuale.

L’accusa di scambio di favori tra Lega e FdI

I rappresentanti di Cgil Roma e Lazio, Cobas, Usb e i comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata sono stati tra i manifestanti, accompagnati da membri dell’opposizione di Pd, M5s e Avs. Denunciano che l’intesa potrebbe aumentare le disparità tra Nord e Sud, consentendo una gestione autonoma delle risorse in settori cruciali. Il senatore dem Andrea Giorgis ha definito l’accordo «una vergognosa proposta di secessione del Nord». I suoi colleghi Andrea Casu e Marianna Ricciardi hanno evidenziato come cittadini del Sud potrebbero essere penalizzati, costringendoli a spostamenti più frequenti verso il Nord per ricevere assistenza sanitaria, accentuando così il problema della migrazione sanitaria.

Cosa prevedono gli accordi preliminari di intesa

Il progetto di pre-intesa interessa solo materie definite dalla legge Calderoli (n. 86 del 2024) come “non LEP”: settori che non richiedono una definizione preventiva dei livelli essenziali delle prestazioni. Queste comprendono protezione civile, professioni e previdenza complementare. La sanità, invece, è già soggetta a LEA (Livelli essenziali di assistenza), ma l’autonomia conferirebbe libertà alle Regioni in termini di accordi con privati e ticket sanitari. Una volta approvata dalla Camera, la questione andrà al Consiglio dei Ministri, che dovrà presentare i quattro ddl entro 45 giorni.

Le possibili ripercussioni in ambito sanitario nel Mezzogiorno

Le conseguenze dell’autonomia differenziata potrebbero gravare soprattutto sul Mezzogiorno, in particolare sul sistema sanitario. Gli oppositori avvertono che non verrà stabilito alcun livello uniforme delle prestazioni, perpetuando le disuguaglianze esistenti tra servizi offerti nel Nord e nel Sud. Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha avvertito che questa situazione potrebbe segnare la fine del modello di sanità pubblica attuale, con un impatto diretto sui territori più vulnerabili.

I trascorsi della discussione sull’autonomia differenziata

L’agenda del Carroccio, storicamente delusa dal rallentamento del progetto federalista, sembra essere in una fase di intensa attività. Un tentativo precedente di accrescere i poteri regionali era fallito nel 2006, quando un referendum costituzionale ha bocciato la riforma della Casa delle Libertà nota come “devolution”, che includeva il trasferimento di competenze significative, senza mai entrare in vigore.

I sì alla Camera per Lombardia, Piemonte e Liguria. Domani si vota per il Veneto

Malgrado le proteste fuori da Montecitorio, il lavoro all’interno della Camera è proseguito con l’approvazione del “sì” del Senato. La votazione ha visto approvata la pre-intesa per la Regione Lombardia con 167 voti favorevoli e 116 contrari, seguita da Piemonte (159 favorevoli e 109 contrari) e Liguria (163 sì e 116 no). È prevista per domani la votazione sul Veneto. La maggioranza si è dichiarata soddisfatta, mentre l’opposizione ha esposto cartelli con frasi-chiave a sostegno del diritto alla salute per tutti, sottolineando l’importanza di evitare disparità nei servizi sanitari.

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