Casini avverte: la riforma del premierato minaccia le funzioni del Parlamento

08.11.2025 03:25
Casini avverte: la riforma del premierato minaccia le funzioni del Parlamento

Pier Ferdinando Casini e il Ruolo del Presidente della Repubblica

Eletto ininterrottamente in Parlamento dal 1983 a oggi, Pier Ferdinando Casini è un protagonista della politica. Il libro “Al centro dell’Aula“ (Il Mulino) raccoglie alcuni tra i suoi discorsi più significativi in Parlamento, preceduti da un ampio dialogo con lo storico Paolo Pombeni dove Casini ripercorre, con molti dietro le quinte, la sua storia. Pubblichiamo uno stralcio del libro che affronta la questione del premierato, riporta Attuale.

Il presidente del Consiglio non è un passacarte e personalmente converrei che rafforzarne alcuni spazi di manovra sarebbe utile. Ma tutto ciò non ha nulla a che vedere con la figura del presidente della Repubblica, che è un’istituzione di garanzia che ha svolto bene il suo ruolo. Ne sono prova le due riconferme di Napolitano e Mattarella, entrambi votati per il secondo mandato anche da forze che inizialmente li avevano osteggiati.

Se fossero state espressioni di parte non avrebbero mai ricevuto un consenso così ampio. È significativo, ad esempio, che la Lega abbia partecipato alla rielezione di Mattarella, o che Forza Italia abbia sostenuto il secondo mandato di Napolitano nonostante i contrasti precedenti.

Questo dimostra quanto la figura del presidente della Repubblica sia riuscita a incarnare un ruolo super partes in un Paese spesso polarizzato. Se c’è un’istituzione che ha sempre dato buona prova di sé, in un Paese litigioso come il nostro, è quella del presidente della Repubblica che è riuscito a essere il pater familias di tutti gli italiani.

Diverso è il ruolo del presidente del Consiglio. Quando, come avviene oggi con Giorgia Meloni, il premier gode di un forte appeal e di un ampio consenso popolare e parlamentare, la stabilità del governo è assicurata. Non servono riforme per garantire la governabilità: l’esperienza della legislatura in corso smentisce l’idea che solo un cambiamento costituzionale possa assicurare stabilità. Se difficoltà ci sono, dipendono dalla maggioranza, non dal sistema.

Molti osservatori sottolineano che questa riforma finirebbe per indebolire il ruolo del presidente della Repubblica. Negare questo effetto significa, francamente, ignorare sia il buon senso sia ciò che qualsiasi studente del primo anno di giurisprudenza sarebbe in grado di riconoscere.

È vero, esistono Paesi – come la Germania – in cui il capo dello Stato ha un ruolo simile a quello che si vorrebbe introdurre anche in Italia. Ma il punto centrale non è solo il destino del Quirinale: il vero sconfitto di questa riforma sarebbe il Parlamento.

Anche in sistemi presidenziali consolidati, come quello degli Stati Uniti, il Congresso conserva un potere reale e incisivo. In Italia, invece, siamo già nel mezzo di un processo enorme di marginalizzazione delle assemblee elettive.

Se questa riforma andasse in porto, il Parlamento finirebbe svuotato delle sue funzioni con il compito di mera ratifica delle decisioni del primo ministro. Un bel paradosso per una repubblica parlamentare!

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