Caso della Camera Arbitrale Islamica Italiana a Padova: dubbi sui finanziatori e regolamenti modificati

08.10.2026 23:35
Caso della Camera Arbitrale Islamica Italiana a Padova: dubbi sui finanziatori e regolamenti modificati

Controversie attorno alla Camera Arbitrale Islamica Italiana: interrogativi e risposte in attesa

Milano – Un dibattito acceso emerge attorno alla Camera Arbitrale Islamica Italiana, creata a Padova per risolvere controversie economiche applicando principi del diritto islamico. Dopo che in Gran Bretagna alcune donne hanno denunciato pesanti condizioni economiche imposte da Sharia councils, che hanno coinvolto la custodia dei figli, sorgono dubbi sulla legittimità e sull’applicazione dei principi religiosi italiani in materia d’arbitrato, riporta Attuale.

Il fondatore dell’associazione, l’avvocato Omar Vanin, ha dichiarato che il settore familiare non deve essere soggetto ad arbitrato, tuttavia, il sito web della Camera sottolinea l’importanza della riservatezza in questioni sensibili, inclusi i diritti successori. Nel frattempo, dopo le recenti polemiche, si è proceduto a una revisione del regolamento per eliminare referenze che potessero generare ulteriori controversie.

“Il regolamento arbitrale è stato modificato in queste ore”, conferma Vanin, segnalando che espressioni come “Tribunale Sciaraitico” e riferimenti ai processi della Sharia sono stati rimossi. Nonostante ciò, rimane in vigore l’articolo 3, che consente agli arbitri di applicare i “precetti del diritto islamico comuni alle nazioni islamiche” e, per tutto ciò che non è regolamentato, il diritto italiano. Vanin afferma che non si tratta di un tribunale parallelo, ma di un arbitrato conforme alle leggi statali.

In aggiunta, la finanza islamica vieta pratiche come l’applicazione degli interessi e investimenti in settori come alcol e giochi d’azzardo, sollevando interrogativi su come gli arbitri potrebbero valutare contratti legittimi in Italia che contravvengono a tali principi religiosi.

Vanin ha rivelato che esistono già “contratti in cui è stata inserita la clausola arbitrale”; tuttavia, non è chiaro quanti siano né chi abbia firmato tali accordi. Inoltre, questioni di riservatezza emergono anche riguardo ai finanziatori dell’associazione, poiché i nomi dei fondatori sono oscurati. Lo statuto menziona quote e donazioni senza chiarire la fonte di tali finanziamenti.

L’avvocato Francesco Minutillo, di Futuro Nazionale, ha presentato un esposto che ha portato la Procura di Padova ad aprire un fascicolo, sebbene attualmente non ci siano indagati. Minutillo critica possibili lacune normative e chiede l’intervento di un giudice. Anche il deputato Davide Bergamini ha sollecitato un riferimento del ministro Carlo Nordio alla Camera. L’Ucoii, Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, ha preso le distanze da questa iniziativa.

È importante notare che Londra, dopo un’indagine nel 2018, aveva rifiutato di regolamentare i consigli islamici al fine di evitare la legittimazione di sistemi giurisdizionali paralleli. Quest’anno, il governo britannico ha nuovamente affermato che la Sharia non ha giurisdizione statale. Nel contesto italiano, la richiesta di rimuovere un maiale di plastica da un ristorante a Padova ha sollevato discussioni, anche tra i dipendenti musulmani del locale, mentre a Mestre rimane aperto il dibattito sulla moschea priva della necessaria variante urbanistica.

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