Roma, 17 agosto 2026 – Dagli atti risulta che anche Sigfrido Ranucci aveva chiesto di aumentare la sua scorta. Ed è intuibile che dopo l’attentato il giornalista avesse capito chi fosse il mandante. L’avvocato Sergio Cola spiega così su quali basi poggerà la richiesta di un nuovo interrogatorio alla procura e il ricorso al tribunale del Riesame per chiedere l’attenuazione delle misure cautelari nei confronti di Valter Lavitola, attualmente in carcere con l’accusa di essere il mandante dell’attentato al conduttore di Report, riporta Attuale.
La battaglia di carte
Il legale fa riferimento ad alcune intercettazioni presenti nell’ordinanza che ha portato in carcere, oltre all’imprenditore, Antonio Passariello, Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis (ai domiciliari), mentre Gomes Clesio Tavares è ancora latitante in Africa. Cola ricorda che i coimputati nell’inchiesta dicono tra di loro che “non avevano alcuna intenzione di far del male a Ranucci, lo si vede dalle modalità dell’attentato”. Questo, secondo il legale, rafforzerebbe la tesi di Lavitola sull’organizzazione dell’attentato per aumentare la scorta di Ranucci. L’avvocato ha anche definito semplici “congetture” l’ipotesi di un “terzo livello” nella vicenda. Oggi l’altro legale Arturo Cola visiterà il gestore del Cefalù Bistrò per mettere a punto la strategia sul ricorso e il nuovo interrogatorio davanti ai pm della Dda.
L’aggravante mafiosa
D’altro canto che l’aggravante dell’associazione mafiosa sia stata importante durante l’indagine l’ha confermato lo stesso Lavitola proprio a me in occasione di un colloquio avuto il giorno prima dell’arresto. L’imprenditore, sbagliando, si diceva addirittura convinto che rispetto a quando era arrivata la perquisizione, adesso la sua situazione giudiziaria fosse migliorata: “È caduto il reato di strage, è caduta l’aggravante mafiosa. Perché devo finire in carcere adesso?”. Ma l’aggravante è invece contestata nell’ordinanza che il giorno dopo lo porta a Rebibbia. Riguardo il movente, le affermazioni di Lavitola davanti al Gip Moricca poggiano su una frase che gli viene detta durante la perquisizione, ovvero che si tratta di una bomba “a fin di bene”.
Il movente
Risulta però che dai messaggi scambiati tra i due Lavitola si preoccupa sì per il livello di scorta dell’amico Ranucci e della sua appropriatezza numerica per fronteggiare il pericolo degli “odiatori”, che potrebbero essere condizionati da altri. Ma questo accade a dicembre 2025. L’attentato a Ranucci è dell’ottobre precedente. E proprio in quell’ottobre 2025, subito dopo l’attentato, Lavitola mi raccontava che aveva intenzione di mettere su un archivio di indirizzi relativi alle presentazioni dei libri di Ranucci per un utilizzo futuro non ben precisato ma allo scopo di “fare rete”. Evidentemente proprio in vista di un possibile impegno politico del conduttore.
Un ok mai dato
Lavitola mi raccontò che per questo lavoro attendeva di avere gli indirizzi mail e i contatti da una collaboratrice di Ranucci. Ma lei non glieli inviò mai. Sicuramente per decisione del giornalista. Per questo, anche se sono tanti i messaggi di lusinghe che Valter manda al conduttore di Report in quei mesi, è impossibile dire oggi che i due fossero in qualche modo d’accordo: perché Ranucci non dà mai il suo ok a Lavitola, nemmeno informalmente, e non fa mai passi come quello di coinvolgerlo con i suoi contatti.
Il terzo livello
All’epoca delle nostre chiacchierate riguardo il progetto ho chiesto in molte occasioni a Valter chi avesse commissionato il sondaggio che indicava in Ranucci un potenziale leader politico molto popolare. Dopo alcune insistenze la risposta fu: “Ambienti del Partito Democratico americano”. Mentre si parla di un “terzo livello”, sarebbe interessante invece dare un nome e cognome a questi ambienti. Così come sarebbe interessante capire come sia arrivato il gestore di un ristorante in viale dei Quattro Venti a Roma a entrare nel business dei carbon credit. Forse le indagini porteranno a una risposta a entrambe le domande.