Allerta caldo sulle Alpi: l’ondata di caldo estremo porta una serie di incidenti mortali
Milano, 14 luglio 2026 – Una serie di incidenti in alta montagna preoccupa gli esperti in concomitanza con la nuova ondata di caldo estremo, che sta portando a livelli critici le condizioni dell’alta quota. Lunedì 13 luglio, il Soccorso alpino valdostano ha recuperato due alpinisti senza vita sul Gran Paradiso, caduti in un crepaccio a 20 metri di profondità nel ghiacciaio, a quota 3.700 metri. Il giorno precedente, un’operazione di soccorso in elicottero sul Castore, cima di 4.228 metri nel massiccio del Monte Rosa, ha messo in salvo uno scalatore precipitato in un crepaccio intorno ai 4.000 metri, riporta Attuale.
La situazione si è aggravata domenica, quando due alpinisti hanno perso la vita sul Cervino, lungo la cresta dell’Hörnli, sul versante svizzero. I soccorsi elvetici sono stati impegnati anche sul versante nord del Monte Rosa per mettere in salvo cinque alpinisti bloccati a causa del crollo di seracchi lungo il percorso di discesa. Imponenti distacchi di pareti di ghiaccio si sono verificati in vari punti delle Alpi, dall’enorme ghiacciaio del Bosson sul lato francese del Monte Bianco fino a un seracco crollato nel gruppo del Bernina sul versante svizzero, a quota 3.900 metri, senza causare feriti.
Questa sequenza di incidenti non può prescindere dalla considerazione della situazione ambientale dell’alta montagna, compromessa da condizioni estreme in grado di alterarne l’equilibrio. Un chiaro indicatore è l’innalzamento dello zero termico a livelli prossimi ai 5.000 metri, raggiunti storicamente solo in casi eccezionali, ma misurati su diversi giorni nelle ultime settimane.
Temperature positive sono state registrate ovunque nelle Alpi, causando lo scioglimento dei ghiacci, inclusa la cima del Monte Bianco a 4.810 metri. Secondo l’Arpa valdostana, misurazioni effettuate a Col Major, a 4.750 metri, rivelano un’estate anomala, con valori termici positivi già dal 18 giugno (+0.8°C). Il 24 giugno, la temperatura ha raggiunto i 2°, con lo zero termico misurato a 5.184 metri, e ulteriori picchi si sono verificati il 25 e il 26 giugno, nonché il 9 luglio, quando storicamente lo zero termico si colloca tra i 3.800 e i 4.000 metri.
Un ulteriore fattore significativo è rappresentato dalla Capanna Margherita, il rifugio più alto d’Europa a 4.556 metri, dove due giorni fa la temperatura ha raggiunto 3° sopra lo zero. Le conseguenze di queste anomalie sono evidenti nei crolli di seracchi e nella formazione di nuovi crepacci, accompagnati dal progressivo indebolimento del permafrost nel terreno d’alta montagna, rendendo sempre più instabili rocce e ghiacciai anche lungo le vie alpinistiche più frequentate.
Il quadro preoccupante ha spinto esperti e operatori di alta montagna a raccomandare la massima prudenza a chi frequenta le montagne in questo periodo, a causa delle condizioni di neve e ghiaccio profondamente alterate rispetto alla norma stagionale. Le previsioni meteorologiche indicano un possibile miglioramento a metà settimana, con un temporaneo calo delle temperature in quota, ma questo rappresenterebbe solo una parentesi inadeguata, considerando che l’estate è solo all’inizio e ci sono ancora almeno altri due mesi di condizioni critiche per gli ambienti in alta quota, dove un tempo le nevi erano perenni.