Dalla favola della globalizzazione alla crisi climatica e alle guerre: 25 anni dal G8 di Genova

20.07.2026 03:45
Dalla favola della globalizzazione alla crisi climatica e alle guerre: 25 anni dal G8 di Genova

Il declino della globalizzazione: 25 anni dopo il G8 di Genova

Roma, 20 luglio 2026 – La favola della globalizzazione, che aveva promesso crescita e benessere, è finita. I segnali di questa crisi sono evidenti in un mondo in guerra, colpito da una crisi climatica incontrollabile e da crescenti disuguaglianze. Le democrazie stanno perdendo forza, i nuovi oligarchi di Big Tech dominano non solo il mercato, ma anche le coscienze delle nuove generazioni. Questi cambiamenti vengono ora riconosciuti persino dagli architetti di un tempo della globalizzazione, interpellati da un movimento di protesta che già nel 2001, durante il G8 di Genova, cercava di farsi ascoltare, riporta Attuale.

Dopo 25 anni dal G8 di Genova, l’eco di una “rivoluzione” mancata è palpabile. Quel movimento, che proponeva una visione critica del neoliberismo, si scontrò con l’indifferenza politica e la repressione violenta, culminando nell’omicidio di Carlo Giuliani il 20 luglio 2001. Oggi, il racconto alternativo del 2001 è stato relegato ai margini, lasciando macerie e una crisi di identità nel sistema dominante. Persino Giulio Tremonti, ex ministro dell’economia durante l’era Berlusconi, ha riconosciuto che il sogno della globalizzazione neoliberista è svanito, evidenziando i disastri ambientali e sociali provocati da un mercato senza regole.

Il neoliberismo, lungi dall’essere finito, ha solo modificato la sua narrazione. La crisi finanziaria del 2007-2008 ha portato a politiche di austerità e all’erosione dell’egemonia statunitense, mentre nuovi conflitti, come la guerra in Europa, si affermano. L’industria militare sta tornando a essere vista come una valida opzione di sviluppo, parallela all’emergere di oligarchi di Big Tech che operano al di fuori di ogni controllo, minando la democrazia.

All’inizio del millennio, esisteva una prospettiva alternativa al neoliberismo, esemplificata dallo slogan “un altro mondo è possibile”, emerso al primo Forum sociale mondiale di Porto Alegre. Venticinque anni dopo, tuttavia, il panorama è grigio, caratterizzato da una continua predazione delle risorse e dall’emergere di nazionalismi. La trasformazione dell’economia verso una mentalità di guerra è un segnale inquietante di un sistema che non crede più in se stesso.

Attualmente, autoritarismi e dispotismi stanno diventando la norma. In questo contesto, un “altro mondo” non è solo auspicabile, ma necessario. Nonostante ciò, manca un movimento globale in grado di offrire un approccio alternativo. Tuttavia, in Europa e nel resto del mondo, esistono movimenti sociali attivi nel cercare di costruire questo “altro mondo”. Noam Chomsky ha recentemente sottolineato l’imprevedibilità della storia, ricordando che nel 1967 nessuno avrebbe previsto l’onda di cambiamento del ’68. Solo il tempo dirà quali strade verranno intraprese.

1 Comment

  1. A pensarci bene, tutto quello che si è costruito intorno alla globalizzazione sembra essersi sgretolato. È triste vedere come un sogno di progresso possa essere rovinato da guerre e disuguaglianze. In Italia poi, sembra che le parole siano solo vento… Non ci si può fidare di chi decide per noi!!!

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