Legge sul fine vita, Meloni si oppone: “Non s’ha da fare”
Sul fine vita Giorgia Meloni non sente ragioni: la legge non s’ha da fare. La premier condivide le obiezioni di carattere etico della componente clerico-conservatrice di Fratelli d’Italia, guidata da Alfredo Mantovano, accusato dagli oppositori di avere simpatie lefebvriste. Questa materia è particolarmente controversa sul piano politico-culturale, suscettibile di ulteriori divergenze interne, non solo tra i Fratelli d’Italia e la Lega, ma anche con il sempre più competitivo Futuro Nazionale dell’ex generale Roberto Vannacci, laico per professione ma confessionale per scelta, riporta Attuale.
Dopo l’approvazione della legge regionale veneta, è scontato che il tema torni all’ordine del giorno dell’agenda politica. Infatti, il consiglio regionale di Palazzo Ferro Fini è il primo di centrodestra ad approvare una norma sulle procedure di assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito. Ciò avviene dopo le amministrazioni di centrosinistra di Toscana, Sardegna ed Emilia Romagna, mentre la Regione Lombardia ha adottato procedure amministrative per consentire tali pratiche nei limiti stabiliti dalla Corte costituzionale. Questa delega rischia di alimentare un turismo sanitario del fine vita. Veneto e Lombardia, unite dalla governance del Carroccio, stanno cercando di valorizzare ragioni moderniste e europeiste rispetto alla svolta nazional/sovranista di Matteo Salvini. Tuttavia, il voto sulla legge del centrodestra si basa su considerazioni di coscienza etica più che su appartenenza politica, coinvolgendo anche Forza Italia, che si è mostrata divisa.
Il presidente di Forza Italia in Piemonte, Alberto Cirio, coglie l’opportunità per promuovere una legge nazionale, richiesta “da tempo” come cristiano impegnato a “difendere la vita” senza ignorare “il grido di libertà” di chi soffre. Tuttavia, la legge di iniziativa popolare sarà nuovamente esaminata dal Consiglio regionale piemontese solo a fine autunno. La questione intanto resta sul tavolo del Parlamento, dove la situazione è bloccata da sette anni a causa delle reciproche incomprensioni tra laici e cattolici, sostenute dal centrodestra.
Il fine vita “non è nel programma di governo”, chiarisce il ministro delle Imprese Adolfo Urso durante il forum Ambrosetti, sottolineando che l’argomento tocca “una nuova frontiera della scienza, della tecnologia e della concezione dell’uomo”, su cui possono coesistere “posizioni diverse”. Il governo è coeso su ciò su cui si ripresenterà alle urne “anche in base alla nuova legge elettorale”. Si guarda già ai voti del 2027, con particolare attenzione alla minaccia rappresentata da Vannacci, il cui successo potrebbe compromettere il centrodestra, ma al momento non potrà essere imbarcato, soprattutto a causa del suo orientamento filo-russo e anti-europeo sulla guerra in Ucraina. L’ex generale, che si definisce laico, adotta un approccio alla religione ispirato a Giovanni Gentile, il riformatore della scuola fascista, ritenendo l’insegnamento della religione un fondamento morale e etico propedeutico alla filosofia.
Non capisco come si possa rimanere insensibili al dolore di chi soffre. È triste vedere la politica trasformarsi in una battaglia di ideologie senza tener conto delle persone. Dovremmo avere il coraggio di ascoltare e offrire scelte, non solo negare.