
Si apre un nuovo capitolo nella guerra, che si svolge anche sul territorio di Iran e Israele. Questi eventi sono caratterizzati da una intensa attività di intelligence e svolgimenti sorprendenti, con una forte componente di propaganda, riporta Attuale.
Gli attacchi
I servizi di sicurezza iraniani hanno invitato la popolazione a segnalare comportamenti sospetti, come ad esempio chi riceve pacchi durante la notte oppure movimenti anomali di furgoni. Alcuni media locali hanno esagerato, includendo anche chi conduce attività con travestimenti o occhiali oscurati. Questo fenomeno riflette l’inizio dell’Operazione Rising Lion, quando i gruppi del Mossad, presumibilmente composti anche da elementi locali, hanno operato clandestinamente, distruggendo lanciatori e colpendo figure chiave. A Teheran si ritiene che tali operazioni siano ancora attive e che gli agenti possano colpire nuovamente.
Si ritiene che gli “israeliani” si siano infiltrati in aziende di trasporto per muoversi liberamente, trasformando i loro veicoli in piattaforme per i droni. Sono emerse fotografie che mostrano pick-up simili a quello utilizzato nell’eliminazione del capo del programma nucleare Mohsen Fakrizadeh, nel cui cassone era nascosta una mitragliatrice controllata a distanza.
Questa volta, Rispettando la stessa logica, potrebbero aver impiegato missili anti-carro Spike 2, mentre si sono trovate ulteriori immagini delle posizioni di tiro con attrezzature abbandonate, come antenne e treppiedi. Le due versioni suggeriscono che questi armamenti siano stati utilizzati per bersagliare le residenze di scienziati iraniani. Fonti anonime israeliane affermano che la mobilitazione per l’arrivo di materiali e tecnologie per operazioni clandestine è cominciata già nell’ottobre scorso, portando alla preparazione di droni e comunicazioni strategiche, in attesa di ordini.
Retate
Le autorità iraniane hanno eseguito l’impiccagione di una spia catturata nel 2023 durante un’operazione con droni e, successivamente, hanno condotto una serie di arresti a Kurdistan, coinvolgendo presunti collaboratori del Mossad. Sono stati fermati individui sorpresi mentre fotografavano edifici e persone che diffondevano notizie pericolose per la sicurezza nazionale. Le immagini mostrano chiaramente uomini catturati e legati, e un inseguimento di un pick-up carico di esplosivo, simile a pacchetti di droga, ma contenente munizioni e equipaggiamenti di comunicazione.
Questa caccia alle spie è anche un pretesto per soffocare qualsiasi forma di opposizione e per reprimere dissidenti, un approccio sostenuto anche da coloro che credono nel regime, sottolineando l’unità contro il nemico esterno. Tra i fermati c’è anche il rapper dissidente Tommaj Salehi.
Il governo di Tel Aviv ha affermato di aver eliminato il nuovo responsabile del comando di emergenza, Alì Shadmani, in un luogo che credevano fosse sicuro. La sorte di altri leader militari, come il generale Sayed Mousavi, rimane incerta, alimentando la paranoia tra le autorità di sicurezza e nella popolazione.
In Israele, le agenzie di sicurezza non sottovalutano la minaccia e recentemente lo Shin Bet ha arrestato due cittadini sospettati di collaborare con le forze nemiche, confermando che la situazione è diventata sempre più precaria negli ultimi due anni. C’è una crescente attenzione alla censura dei media, che si mobilitano per impedire la diffusione di informazioni su potenziali attacchi.
Gli hacker
La battaglia si è estesa anche al dominio digitale. Gruppi di hacker hanno preso di mira i programmi della televisione nazionale iraniana, mentre un collettivo noto come Predatory Sparrow ha rivendicato l’interruzione della funzionalità di bancomat e l’impegno a violare i codici di depositi di criptovalute utilizzati da entità iraniane. Ci si aspetta che altri “pirati” con simpatia per Teheran siano pronti a lanciare simili attacchi, rendendo evidente che questa guerra è solo all’inizio.