Due donne costrette a vivere in auto a Rubiera tra crisi economica e ricerca di aiuto

04.11.2026 06:25
Due donne costrette a vivere in auto a Rubiera tra crisi economica e ricerca di aiuto

Due donne costrette a vivere in auto a causa della crisi economica in Emilia-Romagna

Una bimba di sette mesi è morta di intossicazione a Parma insieme ai genitori, che avevano acceso una stufa a legna per scaldarsi. Nel frattempo, la situazione economica in Italia continua a deteriorarsi, portando alla drammatica realtà di molte persone. È il caso di Anna Rosa Pascazio, 57 anni, e Simona Chivirì, 40, che da otto mesi vivono in auto a Rubiera, in provincia di Reggio Emilia, riporta Attuale.

“La nostra crisi è iniziata quando, rimaste senza lavoro né indennità di disoccupazione, non siamo più riuscite a pagare le spese, perdendo così il nostro appartamento in affitto”, spiega Anna Rosa. Il loro legame ha radici profonde: si sono incontrate in un orfanotrofio in Puglia quando Simona aveva 12 anni e Anna Rosa era l’educatrice della struttura. Nel 2004, si trasferiscono in Emilia-Romagna e, dal 2015, vivono a Rubiera.

Dopo un soggiorno d’emergenza in un albergo, le due donne denunciano di essere state lasciate sole. “Siamo sempre in attesa di una chiamata per due posti in alloggi d’emergenza, bloccate però da una norma che esclude gli animali dalle strutture. Ma noi senza il nostro gatto non ci muoviamo”, sottolinea Simona, in lacrime. Senza risorse per raggiungere i servizi igienici a Scandiano, gli unici disponibili nei pressi, Anna Rosa e Simona si affidano a rimedi di fortuna, come igiene a pezzi o salviettine umidificate. Inoltre, il sostegno della Caritas consente loro di ricevere solo un pacco di cibo a settimana: “Non è sufficiente a coprire l’intera settimana e spesso siamo costrette al digiuno”, afferma Anna Rosa.

La mancanza di un tetto comporta anche un’assenza di sicurezza, lasciandole vulnerabili: “Variamo continuamente luoghi e orari per proteggerci. Siamo completamente alla mercé di chiunque voglia farci del male. Non ci sentiamo tutelate come cittadine”, concludono le due donne.

Ieri mattina, Anna Rosa e Simona hanno incontrato il sindaco e l’assistente sociale per esplorare una proposta abitativa: una settimana in albergo seguita da strutture di cohousing separate. Nessuna delle opzioni disponibili consente loro di portare il gatto. Ora, il loro unico desiderio è trovare un lavoro e una sistemazione che includa il loro animale, temporaneamente affidato a una persona di fiducia.

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