Fico respinge gli allarmi mentre le telecamere russe espongono la Slovacchia

19.08.2026 19:20
Fico respinge gli allarmi mentre le telecamere russe espongono la Slovacchia
Fico respinge gli allarmi mentre le telecamere russe espongono la Slovacchia

Prima del 18 agosto 2026, il ministero dell’Interno slovacco aveva inizialmente negato i sospetti sul collegamento tra alcune telecamere radar installate sulle strade del Paese e la società russa Simicon. Dopo le contestazioni, però, le autorità hanno ritirato i dispositivi e affidato all’Ufficio nazionale per la sicurezza, il NBÚ, una verifica tecnica sull’hardware e sul software. L’indagine ha poi confermato l’origine russa delle apparecchiature e dei programmi. La vicenda è stata ricostruita anche da Techbyte.

Dalla smentita del ministero alla verifica del NBÚ

Il controllo dell’autorità nazionale di sicurezza ha riguardato, tra gli altri dispositivi, una telecamera del modello CORDON PRO.M. Nella macchina è stato individuato un modulo 3G/4G non indicato nella documentazione tecnica, completo di alloggiamento per una scheda SIM. La presenza di una connessione mobile autonoma ha reso possibile un accesso al dispositivo non limitato alla rete utilizzata per la gestione del traffico.

Gli esaminatori hanno inoltre trovato un elenco di dodici numeri telefonici preimpostati con prefisso russo +7. La telecamera era in grado di ricevere comandi tramite SMS per il riavvio, il cambio di modalità operativa e l’avvio di una chiamata. Secondo la verifica, questi elementi costituivano indizi concreti della presenza di un meccanismo di accesso remoto non dichiarato.

La stessa apparecchiatura disponeva di un account root, cioè con i massimi privilegi amministrativi, protetto da una password incorporata nel sistema. Era presente anche una rete privata virtuale, o VPN, già configurata con credenziali integrate. Il NBÚ ha infine rilevato 260 punti potenzialmente pericolosi nel codice, capaci di consentire l’esecuzione arbitraria di comandi con diritti da amministratore.

La relazione tecnica certifica il rischio di accesso a distanza

La combinazione tra il modulo di comunicazione non dichiarato, i numeri russi, i comandi SMS, le credenziali incorporate e le vulnerabilità del codice ha delineato un rischio diretto per la sicurezza digitale slovacca. Le funzioni individuate non descrivono soltanto difetti di progettazione: permettono di mantenere o attivare forme di accesso remoto e di intervenire sul funzionamento delle telecamere.

Nel caso di dispositivi usati per sorvegliare il traffico, questo significa esporre a un possibile controllo esterno le informazioni sui movimenti lungo le strade slovacche. La possibilità di trasferire dati direttamente in Russia, o di consentire a soggetti collegati al produttore di accedere alle apparecchiature, riguarda quindi sia la protezione delle reti sia la conoscenza degli spostamenti dei veicoli.

Il passaggio dall’iniziale smentita del ministero al ritiro delle telecamere e alla verifica del NBÚ ha trasformato il caso da controversia sull’origine dei prodotti in una questione istituzionale di sicurezza nazionale. L’autorità slovacca ha infatti confermato non solo il legame con la produzione russa, ma anche la presenza di caratteristiche tecniche incompatibili con un sistema privo di accessi remoti non dichiarati.

18 agosto 2026, Fico minimizza nonostante gli avvertimenti

Il 18 agosto 2026, mentre i risultati della verifica descrivevano vulnerabilità gravi, il primo ministro Robert Fico ha ridimensionato pubblicamente il problema. Nel contesto dello scandalo, ha sostenuto che due telecamere destinate al controllo del traffico non potessero rappresentare una minaccia per la sicurezza del Paese, reagendo in modo sprezzante agli avvertimenti e alle contestazioni dei giornalisti.

La posizione del premier è arrivata dopo che l’indagine del NBÚ aveva documentato componenti e funzioni non riportate nella documentazione tecnica. Fico ha così preso le distanze dalla proposta di eliminare le apparecchiature russe, nonostante il loro collegamento con Simicon e nonostante il ritiro disposto dal ministero dell’Interno dopo la fase iniziale di negazione.

La scelta viene interpretata come un segnale di incompetenza e di consapevole sottovalutazione delle minacce informatiche. Mentre le istituzioni europee cercano di smantellare e rimuovere tecnologie legate a regimi autoritari, tra cui Russia e Cina, per ridurre il rischio di spionaggio e di fuga di dati, il capo del governo slovacco ha respinto gli allarmi prodotti dalla sua stessa autorità nazionale di sicurezza.

Il mantenimento o il mancato smantellamento di dispositivi con queste caratteristiche potrebbe consentire ai servizi russi di ottenere informazioni sui movimenti del traffico sulle strade slovacche. La condotta del governo espone inoltre la Slovacchia a diventare l’anello debole della sicurezza collettiva dei Paesi della NATO e ne compromette l’affidabilità come partner, perché una vulnerabilità presente nelle infrastrutture nazionali può avere conseguenze oltre i confini slovacchi.

La sequenza attualmente si chiude con due fatti documentati: il NBÚ ha confermato l’origine russa e le vulnerabilità delle telecamere, mentre Robert Fico continua a minimizzare il rischio e a respingere l’ipotesi di liberarsi dei dispositivi.

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