Forza Italia propone di ridurre il premio di maggioranza al 10%, mentre Tajani cerca di smorzare le tensioni nel centrodestra

07.05.2026 20:05
Forza Italia propone di ridurre il premio di maggioranza al 10%, mentre Tajani cerca di smorzare le tensioni nel centrodestra

La prossima settimana si svolgerà un nuovo vertice tra i leader e i tecnici per discutere i ritocchi alla riforma elettorale. Forza Italia punta a ridurre il premio di maggioranza e a orientare l’impianto verso un modello più proporzionale, riporta Attuale.

Forza Italia intende abbassare al 10% il premio di maggioranza della nuova legge elettorale. Antonio Tajani cerca di minimizzare le tensioni, nonostante la trattativa con gli alleati di centrodestra sia ancora aperta. Dopo il vertice di ieri a Palazzo Chigi, la maggioranza si riunirà all’inizio della prossima settimana con i leader e i tecnici dei partiti per trovare un accordo sui correttivi alla riforma, che prevede l’assegnazione di fino a 70 seggi alla Camera e 35 al Senato alla lista o coalizione più votata che superi il 40% dei voti.

Il tavolo di discussione si concentrerà sul premio di maggioranza, che i membri di Forza Italia desiderano ridurre attorno al 10%. Tajani, durante un incontro alla Camera per rilanciare l’impegno dei comitati per il Sì al referendum sulla giustizia, ha cercato di ridurre le tensioni all’interno della coalizione, sottolineando: «C’è una condivisione complessiva da parte del centrodestra unito. Sento ricostruzioni che non stanno né in cielo né in terra». Inoltre, ha affermato che è necessario «parlare anche con le opposizioni» e garantire «più rappresentatività ai territori», aggiungendo che è sempre stato favorevole a sistemi più proporzionali.

Il nuovo vertice

Il nuovo round di discussione si terrà tra lunedì e martedì. A partecipare saranno Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi, oltre agli esperti dei rispettivi partiti. L’obiettivo è iniziare a valutare concretamente i possibili ritocchi al testo, attualmente all’esame della commissione Affari costituzionali della Camera, e provare a serrare i ranghi. Durante l’incontro di ieri, la premier ha ribadito la volontà di proseguire con la riforma e di raggiungere il primo via libera da Montecitorio entro l’estate.

Il nodo centrale rimane il premio di maggioranza. Nella bozza iniziale, il premio è di 70 deputati e 35 senatori. Tuttavia, all’interno di Forza Italia, ci sono voci che propongono una riduzione o una reimpostazione di questo aspetto, per rendere la riforma più accettabile alle opposizioni. Un membro azzurro ha commentato il vertice odierno dicendo che «c’è un po’ di confusione». Con il premio attualmente fissato al 15%, ridurlo al 10% significa proporsi un sistema più proporzionale, facendo sì che l’elemento correttivo risulti sempre meno incisivo.

Tuttavia, esiste il rischio che la proposta di modifica del Rosatellum in nome della stabilità svanisca, riaccendendo l’idea di mantenere il sistema attuale. Se anche il centrodestra dovesse vincere con il 43% dei voti, come nel 2022, con un premio del 10% otterrebbe poco più del 50%: «Un margine del 3% che alla Camera vale 12 deputati su 400. Bisogna considerare anche ministri, sottosegretari, assenze: questa stabilità non la vedo», ha affermato.

La linea di Forza Italia

Tajani, almeno pubblicamente, evita di esporsi sui desiderata da presentare agli alleati. «Ne parleremo, ne abbiamo parlato ieri molto brevemente», risponde quando gli chiedono del nuovo vertice di maggioranza. Poi amplia il discorso: «Siamo perfettamente d’accordo sulla politica estera, sulla politica economica e sulla politica energetica, a cominciare dal nucleare». Tuttavia, secondo il leader di Forza Italia, la riforma elettorale deve essere discussa anche al di fuori della maggioranza, sempre «nel concreto»: «Bisogna sapere che cosa vogliono le opposizioni. Quando si sanno le richieste, se ne discute. Io sono sempre pronto a discutere sui contenuti, non parliamo per slogan».

Il messaggio è duplice. Da un lato, Forza Italia non vuole apparire come il partito che frena la riforma. Dall’altro, cerca di influenzare l’intero impianto, magari aprendo un dialogo con il centrosinistra. «Se c’è da fare scelte condivise, perché no. Si sta in Parlamento apposta per quello», ribadisce Tajani, sottolineando l’importanza di garantire governabilità, senza che Fratelli d’Italia ottenga un vantaggio sproporzionato in caso di sconfitta, uno scenario che parte della base azzurra cerca di evitare.

I comitati del Sì mobilitati in vista delle politiche

L’incontro di Forza Italia con i Comitati per il Sì, nati durante la campagna referendaria sulla Giustizia, ha fatto da sfondo alle recenti discussioni. Con il vicepremier Tajani sono presenti il viceministro Francesco Paolo Sisto, i capogruppo alla Camera e al Senato Enrico Costa e Stefania Craxi, e il vicepresidente di Montecitorio Giorgio Mulè. L’intento è quello di rafforzare la saldatura tra i comitati e Forza Italia, trasformando la rete attivatasi per la riforma della giustizia in una struttura stabile. Mobilitare e alimentare consenso in vista delle prossime politiche è uno degli obiettivi perseguiti, il tutto sotto il vessillo delle battaglie garantiste. Tajani ha affermato: «Dobbiamo metterci dietro le spalle quello che è successo, non vogliamo che le energie dei comitati si disperdano», lanciando un appello: «Consideratevi arruolati, perché siamo pronti a combattere con voi le battaglie della giustizia».

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