Gigliuto: «Due italiani su tre sostengono le preferenze nelle elezioni»

24.07.2026 22:35
Gigliuto: «Due italiani su tre sostengono le preferenze nelle elezioni»

Fratelli d’Italia intende completare il lavoro in commissione prima della pausa estiva, permettendo così all’Aula del Senato di votare il testo conclusivo a settembre. Successivamente, si tornerà alla Camera, dove si dovrà affrontare il voto segreto. Il presidente dell’Istituto Piepoli ha dichiarato: «La mediazione piace agli elettori, ma oggi non è scontato che una coalizione riesca a ottenere il bonus», riporta Attuale.

L’intesa nel centrodestra riguardante la reintroduzione delle preferenze nella nuova legge elettorale è ormai vicina. La mediazione raggiunta tra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia prevede il ritorno delle preferenze, mantenendo però il capolista bloccato, e consentendo agli elettori di esprimere fino a tre preferenze nel rispetto dell’alternanza di genere e con l’obbligo per i partiti di garantire una presenza minima del 40% del sesso meno rappresentato tra i capilista. L’emendamento sarà ripresentato da Fratelli d’Italia e Noi Moderati in commissione Affari costituzionali del Senato nelle prossime settimane.

L’obiettivo della maggioranza è concludere rapidamente il dossier. Fonti del partito della premier riferiscono che il lavoro in commissione – compreso l’esame degli emendamenti – dovrà terminare prima della pausa estiva. A settembre, Palazzo Madama sarà chiamato a votare solo sul testo definitivo, che dovrà poi tornare alla Camera per la terza lettura, trattandosi di una modifica rispetto alla versione già approvata a Montecitorio.

Il rischio di un nuovo agguato e il voto anticipato

L’ultimo passaggio a Montecitorio suscita preoccupazione, dato che l’emendamento sulle preferenze è già caduto alla Camera per un solo voto, nonostante il sostegno ufficialmente annunciato dall’intera maggioranza. Se il compromesso approvato dal Senato dovesse essere nuovamente bocciato dai franchi tiratori, c’è il rischio di elezioni anticipate con il Rosatellum ancora in vigore, situazione che metterebbe in discussione gli attuali equilibri del centrodestra.

La tensione tra i gruppi parlamentari della maggioranza è palpabile, con ogni scenario discusso. Anche ipotesi estreme suggeriscono un possibile spostamento di Forza Italia verso il centro, con Fratelli d’Italia che si alleerebbe con Futuro Nazionale e con una Lega indebolita. Tuttavia, questa mossa potrebbe non essere vantaggiosa per il centrodestra, avverte Livio Gigliuto dell’istituto Piepoli. Secondo gli attuali sondaggi, Forza Italia si attesta al 7,5%, mentre Futuro Nazionale è al 6,5%. «Con il Rosatellum, il tema decisivo sono i collegi uninominali», osserva Gigliuto, sottolineando il radicamento territoriale di Forza Italia al Sud, in particolare in Calabria e in Sicilia.

Gigliuto: «Due italiani su tre vogliono le preferenze»

Giorgia Meloni continua a mantenere la posizione con i suoi alleati, rispondendo a una chiara domanda dell’opinione pubblica, secondo Gigliuto: «Su una legge elettorale senza preferenze, gli italiani sono praticamente uniti: la vedrebbero negativamente. Sul premio di maggioranza c’è invece una divisione netta: gli elettori di centrodestra lo giudicano positivamente, mentre quelli di centrosinistra sono scettici. Circa due terzi degli italiani credono che le preferenze debbano essere incluse nella prossima legge elettorale».

Una legge con preferenze, in qualunque forma venissero introdotte, sarebbe accolta positivamente, nota Gigliuto. Anche formule compromissorie, come mantenere il capolista bloccato e consentire la scelta degli altri candidati, sarebbero viste come una restituzione del potere di scelta agli elettori.

Tuttavia, il consenso si limita quasi a tutte le categorie di elettori, eccetto per quelli del Movimento 5 stelle, più scettici verso il voto di preferenza. La prudenza è richiesta sull’effetto della riforma sulla partecipazione al voto: «Pensare che basti per aumentare l’affluenza sarebbe sbagliato», ha detto. Le elezioni amministrative dimostrano che, nonostante le preferenze, la partecipazione può variare considerevolmente a seconda della competitività della sfida e della percezione dell’impatto del voto.

La riforma, con capolista bloccato ed equilibrio di genere, non avrebbe però lo stesso effetto per tutti. «Nei partiti piccoli, le preferenze incideranno poco», afferma Gigliuto. «Il meccanismo diventa significativo soprattutto per liste più ampie, come Fratelli d’Italia e Partito Democratico».

Le simulazioni e l’effetto di genere

Una simulazione di YouTrend sulla versione precedente della riforma dimostrava che all’aumentare delle dimensioni della lista, cresce anche la quota di parlamentari effettivamente scelta dagli elettori mediante preferenze, mentre per i partiti più piccoli l’impatto rimane limitato.

Per la Lega, la vera preoccupazione non riguarderebbe tanto le preferenze, quanto la nuova legge elettorale nel suo insieme. L’eliminazione dei collegi uninominali significherebbe rinunciare a «uno strumento che in passato ha consentito di eleggere molti parlamentari grazie al forte radicamento territoriale».

Inoltre, l’inserimento dell’alternanza di genere nelle liste, previsto nel nuovo accordo del centrodestra, è stato oggetto di discussione dopo le divisioni a Montecitorio. «Potrebbe favorire un miglior equilibrio tra uomini e donne», afferma, ma i partiti avrebbero potuto implementarlo anche in precedenza senza l’intervento normativo, rendendo questa scelta uniforme per tutti.

L’incognita della soglia del 42%

Secondo Gigliuto, il vero interrogativo della riforma rimane il premio di maggioranza. Nell’ultima rilevazione dell’Istituto Piepoli, il campo largo è stimato al 43,5%, mentre il centrodestra si attesta al 43%. L’incertezza aumenta con la variabile Vannacci. Se Futuro Nazionale decidesse di correre autonomamente, gli equilibri cambierebbero notevolmente. Al contrario, se entrasse stabilmente nell’alleanza, il centrodestra unitario potrebbe avere punti percentuali aggiuntivi per raggiungere la soglia necessaria per il premio previsto dalla nuova legge elettorale. «C’è una concreta possibilità che nessuna coalizione raggiunga il 42%. Quando si iniziò a discutere di questa riforma, entrambi gli schieramenti erano ben oltre quella soglia. Oggi siamo molto più vicini al limite e molte variabili rimangono aperte».

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