Giulia Staccioli: un libro che rivela i segreti e le sofferenze di una ginnasta
Il recente libro di Giulia Staccioli, intitolato Aliena, offre una confessione illuminante sulla vita di un’atleta che ha superato traumi e maltrattamenti nel suo percorso nella ginnastica ritmica. Staccioli, fondatrice della compagnia di danza acrobatica Kataklò, racchiude in queste pagine i segreti e le difficoltà di un’esistenza trascorsa tra il successo e le ombre del passato, riporta Attuale.
Nell’opera, co-scritta con Francesca Interlenghi, Staccioli riflette su come la sua natura “aliena” l’abbia influenzata, descrivendo il suo arrivo a Milano da bambina, dove si sentiva estranea a causa del suo accento toscano. “Cresciuta al mare con i nonni e il sole, mi sono ritrovata in una città grigia”, racconta. Questa sensazione di isolamento è stata acuita da esperienze di bullismo che all’epoca venivano percepite come semplici prese in giro.
Un capitolo cruciale del libro riguarda il suo rapporto con il padre, un artista famoso, descritto come una figura “sfuggente”. “Mio padre era assente fisicamente e per la difficoltà di parlarmi in modo paterno”, afferma Staccioli. L’autrice rivela di aver scoperto casualmente che il padre conduceva una vita parallela, lasciando un segno profondo nella sua psiche.
Riflettendo sulla sua carriera, Staccioli ammette di aver desiderato diventare ballerina della Scala, sogno interrotto dalla madre e successivamente realizzato attraverso il mondo della ginnastica ritmica, ispirata da Nadia Comaneci. Non nasconde rimpianti, dichiarando: “Mi rimane la sensazione di essermi persa qualcosa nel mondo della danza”.
Il libro non si limita a esplorare il suo percorso di vita, ma affronta anche le privazioni alimentari e i maltrattamenti vissuti durante la sua carriera sportiva. “Ero convinta che queste pratiche fossero superate”, confessa, aggiungendo di essere rimasta colpita dalle testimonianze di atlete contemporanee che hanno vissuto esperienze simili.
Staccioli si interroga sul dualismo dello sport, che può fungere da protezione ma anche da fonte di pericolo: “Lo sport ti protegge in situazioni di degrado, ma quello di altissimo livello può essere rischioso”. Rievoca un episodio di molestia da parte del medico della nazionale, un’esperienza che ha segnato profondamente la sua vita. “È una sensazione terribile che mi porto dietro fin dall’inizio”, afferma, riconoscendo il rammarico di non aver parlato prima per proteggere altre atlete.
Infine, Staccioli riflette sulla sua unicità: “Ora ho accettato di essere così; è ciò che mi spinge a cercare sempre qualcosa di diverso”. Se avesse avuto più sostegno, forse potrebbe aver fatto meglio, sottolineando una certa dose di autosabotaggio nella sua vita. Le sue parole risuonano come una continua ricerca di autenticità in un mondo che spesso premia la conformità.