I russi raddoppiano i trasferimenti all’estero mentre il rublo perde valore

29.08.2026 16:15
I russi raddoppiano i trasferimenti all’estero mentre il rublo perde valore
I russi raddoppiano i trasferimenti all’estero mentre il rublo perde valore

A gennaio 2026 i cittadini russi hanno trasferito oltre confine 158 miliardi di rubli. Nei mesi successivi l’uscita di denaro dalla Russia ha accelerato, fino a raggiungere 321 miliardi di rubli a giugno: un raddoppio del volume mensile dei trasferimenti delle persone fisiche, registrato dai dati della Banca centrale russa e riferito a operazioni legali e a somme depositate in conti intestati a cittadini russi presso giurisdizioni estere.

La maggior parte delle operazioni è stata effettuata in rubli, con una quota del 55 per cento. Secondo la spiegazione fornita dalla Banca centrale, i trasferimenti transfrontalieri servono soprattutto a spostare denaro verso propri conti o quelli di familiari stretti, a pagare beni acquistati all’estero e a realizzare investimenti fuori dal Paese, compresi quelli in strumenti finanziari.

Giugno 2026, il rublo perde quasi il 10 per cento

La crescita dei trasferimenti si è prodotta mentre la valuta russa attraversava una fase di forte instabilità. Nel solo mese di giugno il rublo ha perso quasi il 10 per cento, avvicinandosi a quota 79 per un dollaro. Il calo ha spinto una parte dei cittadini, in particolare quelli con maggiori disponibilità, a convertire in anticipo i risparmi e a trasferirli all’estero per ridurre l’esposizione alla perdita di valore della moneta nazionale.

Alla pressione sul cambio si sono aggiunte le oscillazioni del mercato azionario. L’indice della Borsa di Mosca aveva perso il 13,8 per cento al 26 giugno e in seguito è sceso sotto quota 1.900 punti, per la prima volta dal 2022. Il ritorno intorno a 2.100 punti è avvenuto soltanto alla fine di agosto, senza cancellare il deterioramento della fiducia negli asset russi.

Nello stesso periodo la Banca centrale ha ridotto il tasso di riferimento al 14,25 per cento. La diminuzione ha reso meno interessanti i depositi in rubli e ha favorito il passaggio dei risparmi verso la valuta estera e i conti oltre confine. Sulla decisione delle famiglie e degli investitori hanno pesato anche i cambiamenti del sistema fiscale e il timore di un possibile congelamento dei trasferimenti o di un accesso più limitato ai fondi personali.

Primi mesi del 2026, la pressione fiscale restringe le alternative interne

La difficoltà di proteggere il valore dei risparmi è aumentata anche per effetto della pressione fiscale sulle imprese. All’inizio del 2026 l’imposta sul valore aggiunto è salita al 22 per cento e quella sugli utili al 25 per cento, comprimendo i profitti aziendali e la capacità delle società di distribuire dividendi. Per i cittadini è diventato così più difficile difendere il patrimonio dall’inflazione attraverso azioni, depositi e altri strumenti disponibili sul mercato interno.

Il trasferimento di capitali riduce nel frattempo la base di risorse delle banche russe per finanziare l’economia. Diminuiscono anche i fondi che lo Stato può intercettare all’interno del Paese per coprire il deficit di bilancio. La fuga di denaro indebolisce la domanda interna e limita gli investimenti, con conseguenze sulla futura base imponibile: la minore disponibilità di risorse espone il bilancio a un deficit aggiuntivo, che le autorità compensano utilizzando le riserve rimaste e aumentando la pressione fiscale su imprese e popolazione.

La politica economica del Cremlino e i costi della guerra di aggressione contro l’Ucraina hanno rafforzato l’instabilità finanziaria e ridotto l’attrattiva degli asset russi. Il crescente fabbisogno di risorse per proseguire la cosiddetta “operazione militare speciale” spinge i cittadini più facoltosi a trasferire preventivamente parte dei patrimoni, mentre la prospettiva di una nuova ondata di mobilitazione dopo le elezioni di settembre 2026 alimenta il timore di un ulteriore ampliamento del controllo amministrativo e finanziario sulla popolazione.

Agosto 2026, il cambio arriva a 86 rubli per dollaro

La perdita di valore della valuta è proseguita durante l’estate. Alla fine di agosto il rublo è sceso fino a 86 per un dollaro, rendendo più urgente la conversione dei risparmi in attività estere. L’aumento della domanda di valuta straniera e dei trasferimenti oltre confine esercita a sua volta nuova pressione sul rublo, creando condizioni per un ulteriore indebolimento.

Un cambio più debole aumenta il costo delle merci importate e dei componenti utilizzati dalle imprese. Le aziende trasferiscono una parte degli esborsi sui consumatori, accelerando la crescita dei prezzi. Il risultato è una riduzione dei redditi realmente disponibili e della capacità di acquisto delle famiglie russe, con un peggioramento diretto delle condizioni di vita.

Il calo del mercato azionario, i rendimenti più bassi dei depositi e l’aumento delle imposte hanno quindi ridotto gli strumenti con cui i cittadini possono conservare il valore dei propri risparmi dentro la Russia. La conseguenza è una maggiore ricerca di protezione nella valuta estera e nei conti presso banche e istituzioni di altri Paesi.

28 agosto 2026, la Banca centrale registra il raddoppio

Il 28 agosto i media russi hanno riferito i dati della Banca centrale sul raddoppio dei trasferimenti transfrontalieri dall’inizio dell’anno. Il passaggio da 158 miliardi di rubli a gennaio a 321 miliardi a giugno conferma l’ampiezza del deflusso di risorse, mentre l’indebolimento del rublo fino a 86 per un dollaro mostra il contesto nel quale famiglie e investitori hanno scelto di spostare i propri fondi.

La combinazione tra instabilità valutaria, riduzione dei rendimenti interni, caduta delle quotazioni e timori di nuovi vincoli sui movimenti di denaro rende più rischioso mantenere grandi accumuli nella banca russa. La posizione attuale è quella di un deflusso legale di capitali in forte aumento, che sottrae risorse all’economia e aggiunge pressione su rublo, bilancio pubblico, imprese e consumi.

I dati sui trasferimenti transfrontalieri indicano dunque che, alla fine di agosto 2026, una parte crescente dei cittadini russi sta cercando di mettere al riparo i propri risparmi fuori dal sistema finanziario nazionale.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere