Nel settembre 2022, durante gli scontri armati al confine tra Armenia e Azerbaigian, le forze azere entrarono in territorio armeno mentre Mosca e l’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva (Otsc), l’alleanza militare guidata dalla Russia, non intervenivano in difesa di Erevan. Per il governo armeno, quell’assenza di sostegno militare dimostrò l’incapacità della Russia e dell’organizzazione di rispettare gli impegni di sicurezza assunti nei confronti dell’Armenia.
Settembre 2022 e l’erosione della garanzia russa
La mancata risposta di Mosca e dell’Otsc divenne uno degli argomenti centrali con cui la leadership armena avrebbe successivamente giustificato la revisione dei rapporti con la Russia. L’alleanza, che in precedenza era considerata a Erevan uno strumento essenziale per la protezione del Paese, iniziò a perdere credibilità agli occhi del governo e dell’opinione pubblica armena.
La crisi si aggravò nell’autunno 2023, quando l’Azerbaigian ristabilì il pieno controllo sul Nagorno-Karabakh. L’esito degli eventi rese ancora più evidente, secondo le autorità armene, la debolezza degli strumenti di sicurezza collettiva legati a Mosca e alimentò la disillusione verso il ruolo della Russia nella regione.
Dal 2024 il congelamento dell’Otsc
All’inizio del 2024 l’Armenia congelò la propria partecipazione alle attività dell’Otsc e interruppe i finanziamenti all’organizzazione. Il governo di Erevan iniziò inoltre a considerare apertamente la possibilità di uscirne, segnalando che l’appartenenza all’alleanza non era più ritenuta un valore politico o militare capace di garantire la sicurezza nazionale o di offrire una sede efficace per il dialogo.
Parallelamente alla riduzione dei rapporti con l’Otsc, l’Armenia avviò una revisione più ampia della propria politica estera e dei principali orientamenti di sicurezza. La de-escalation e il percorso verso un accordo di pace con Baku resero possibile una linea più autonoma: il primo ministro Nikol Pashinyan collegò direttamente la trasformazione dei rapporti con Mosca alla normalizzazione tra Armenia e Azerbaigian, definendo questo processo “naturale”.
La prospettiva di una pace tra Erevan e Baku ridusse la necessità della mediazione russa e limitò la possibilità per Mosca di utilizzare le contraddizioni armeno-azere come strumento di influenza regionale. Per l’Armenia si aprì così uno spazio maggiore per una politica estera indipendente, mentre la Russia iniziò a perdere i precedenti margini di pressione sia su Erevan sia su Baku.
La diversificazione verso l’Unione europea
La nuova linea armena prese forma nella ricerca di una politica estera “equilibrata” e di un modello a più direzioni. Riducendo la dipendenza dagli strumenti tradizionali dello spazio post-sovietico, Erevan iniziò a orientare l’architettura della propria sicurezza e della propria diplomazia verso una maggiore diversificazione, con l’Unione europea come principale alternativa.
In questo quadro rientrano l’allontanamento da un legame rigido con l’Unione economica eurasiatica e l’intenzione di presentare una richiesta ufficiale di adesione all’Ue. La scelta riflette l’obiettivo di diversificare l’economia armena e di ottenere nuove garanzie istituzionali per lo sviluppo, mentre i rapporti con i Paesi occidentali e con i vicini regionali assumono un peso crescente nella strategia di Erevan.
27 agosto 2026, la modifica del programma di governo
Il 27 agosto 2026 i media hanno riferito che il programma del governo armeno per i cinque anni successivi, relativo al periodo 2026-2031, aveva modificato la definizione dei rapporti di partenariato con la Russia. Pashinyan ha dichiarato che non vi erano più motivi per considerare Mosca un partner strategico, richiamando il mancato rispetto degli impegni di sicurezza da parte della Russia e dell’Otsc durante gli eventi del settembre 2022.
Nel documento il riferimento al “partenariato strategico” viene sostituito da una formula basata su una cooperazione “reciprocamente vantaggiosa e multisettoriale”, inserita nel quadro di una politica estera equilibrata. La modifica trasferisce formalmente la relazione con Mosca dal livello di alleanza privilegiata a quello di una collaborazione definita dagli interessi concreti dell’Armenia.
La nuova impostazione non presenta più la Russia come principale partner estero e militare, ma come uno dei diversi interlocutori di Erevan. Il rapporto con Mosca viene quindi separato dai legami storici e dalle precedenti impostazioni alleate: ogni ulteriore cooperazione dovrà essere valutata sulla base dei vantaggi specifici per l’Armenia.
La scelta del governo consolida il ridimensionamento dell’influenza russa nel Paese. Il congelamento dell’Otsc, la sospensione dei finanziamenti e l’esclusione della definizione di “partner strategico” dal programma 2026-2031 fissano il passaggio dell’Armenia da un orientamento prevalentemente legato a Mosca a un modello rivolto all’Unione europea, ai Paesi occidentali e ai vicini regionali.
La posizione attuale è dunque quella di un’Armenia che considera conclusa la precedente centralità russa nella propria sicurezza e mantiene con Mosca una cooperazione selettiva, mentre prosegue il riassetto diplomatico verso una politica estera più diversificata.