Il blocco navale statunitense accelera il declino dell’economia iraniana, già in crisi
Il blocco navale imposto dagli Stati Uniti alle navi che commerciano con l’Iran sta accelerando il declino dell’economia iraniana, già gravemente colpita da settimane di bombardamenti intensi su fabbriche, strade e infrastrutture, riporta Attuale.
Il potere d’acquisto dei cittadini iraniani continua a diminuire rapidamente. I dati ufficiali dell’inflazione, che si fermano alla fine di marzo, mostrano un incremento dalla precedente misura del 40% su base annua al 53,7%. In Italia, per confronto, l’inflazione si attesta al 2,8%. Negli ultimi giorni, dall’inizio del blocco navale, i dati suggeriscono una significativa accelerazione del fenomeno.
Secondo il Financial Times, il prezzo di un pezzo di formaggio è salito da 5,2 milioni di rial (circa 3,40 euro) a 6,7 milioni (circa 4,30 euro) in una settimana a Teheran. Anche il costo della carne rossa, principalmente importata via mare, ha raggiunto i 6 euro al chilo, mentre il salario minimo in Iran equivale a circa 110 euro.
Alla crisi inflazionistica si aggiunge la svalutazione della moneta. Recentemente, il rial ha toccato il valore più basso di sempre, arrivando a 1,8 milioni di rial per dollaro, con un crollo dell’8% in un solo giorno. Gli aumenti dei prezzi hanno annullato l’effetto dell’aumento degli stipendi minimi, deciso a metà marzo dal regime, riducendo la quantità di beni acquistabili tramite sussidi governativi per prodotti essenziali come riso e carburante.
Inoltre, la crisi occupazionale è in aumento. Circa un milione di iraniani ha perso il lavoro a causa della guerra, secondo Gholamhossein Mohammadi, un funzionario del ministero del Lavoro. Le perdite occupazionali derivano da molteplici fattori, tra cui lo sfollamento, il blocco dell’accesso a internet e l’impatto devastante sui settori colpiti dai bombardamenti. Le aziende che dipendevano dal commercio con l’estero hanno dovuto licenziare un numero significativo di dipendenti.
Una proiezione delle Nazioni Unite evidenzia che tra 3,5 e 4,1 milioni di iraniani rischiano di scivolare sotto la soglia di povertà nei prossimi mesi, guadagnando meno di 8,30 dollari al giorno.
Il blocco navale degli Stati Uniti, entrato in vigore a metà aprile, non ha ancora raggiunto l’effetto sperato da Trump di costringere l’Iran a trattare. La leadership iraniana ha indicato una volontà di resistenza prolungata per garantire la propria sopravvivenza. Il regime, pur essendo abituato a gestire crisi economiche in seguito a decenni di sanzioni, continua a infliggere sofferenze rilevanti alla popolazione.
Le massicce proteste di gennaio, originate da insoddisfazione economica, furono represse brutalmente, con decine di migliaia di morti per mano delle forze di sicurezza. La situazione attuale purtroppo non appare promettente; le pressioni economiche derivanti dal blocco navale statunitense difficilmente porteranno a negoziati, come auspicato da Trump.
L’Iran sta cercando di diversificare le sue vie di approvvigionamento e vendita di petrolio, evitando lo stretto di Hormuz, mediante rotte alternative attraverso Armenia, Azerbaijan e mar Caspio. Inoltre, il governo ha invitato i cittadini a ridurre l’uso di elettricità e automobili per risparmiare combustibili.