Il furto della Gioconda: un capolavoro ritrovato e il destino di Vincenzo Peruggia
Il 22 agosto 1911, la Gioconda fu rubata dal Louvre, segnando il primo grande furto di un’opera d’arte da un museo. L’imbianchino e decoratore Vincenzo Peruggia, l’autore del furto, aveva motivato la sua azione con l’intento di restituire l’opera all’Italia, da cui secondo lui era stata sottratta, riporta Attuale.
Il furto fu scoperto dal pittore francese Louis Béroud, il quale notò la mancanza del celebre dipinto. Gli inquirenti sospettarono diversi individui, tra cui Apollinaire e Picasso, e le autorità francesi ipotizzarono anche un complotto tedesco, ma senza riuscire a trovare il vero colpevole. Dopo due anni di silenzio, nel 1913, un collezionista d’arte fiorentino, Alfredo Geri, ricevette una proposta di vendita della Gioconda, a condizione che il capolavoro tornasse in Italia.
La lettera, firmata da Monsieur Léonard V, era in realtà scritta da Peruggia. Egli espresse il desiderio che l’opera fosse esposta alla Galleria degli Uffizi, un omaggio al suo paese natale. Geri, dopo aver consultato Giovanni Poggi, direttore della Regia Galleria di Firenze, organizzò un incontro con il misterioso venditore l’11 dicembre 1913. Durante l’incontro, dopo una verifica dell’autenticità del dipinto, i carabinieri arrestarono Peruggia il giorno successivo mentre si trovava nella sua stanza d’albergo.
Nel suo interrogatorio, Peruggia rivelò di aver lavorato al Louvre e di aver potuto pianificare il furto grazie alla sua conoscenza della sorveglianza del museo. Dopo una notte passata a nascondersi, smontò la teca che proteggeva la Gioconda, avvolse il dipinto nel suo cappotto e uscì. Riuscì a tornare nella sua pensione parigina chiedendo persino un taxi. Il dipinto rimase nascosto sotto il suo letto per 28 mesi, fino al suo arresto.
Il processo a Firenze nel giugno del 1914 si svolse mentre la Gioconda era già tornata al Louvre. Nonostante gli fosse riconosciuta l’attenuante dell’infermità mentale, Peruggia fu condannato a un anno e mezzo di prigione. Tuttavia, la sua ingenuità suscitò simpatia tra il pubblico, che auspicava una pena più lieve per lui.
Incredibile pensare che un opera così importante sia stata al centro di un furto così audace. Vincenzo Peruggia avrà anche avuto le sue motivazioni, ma rubare è rubare! Chissà come ha passato quel tempo sotto il letto con la Gioconda! Non ci si crede… 28 mesi!!!