Il giallo del viaggio di Meloni in Arabia Saudita, l’imbarazzo per Bin Salman

25.04.2024
Il giallo del viaggio di Meloni in Arabia Saudita, l’imbarazzo per Bin Salman
Il giallo del viaggio di Meloni in Arabia Saudita, l’imbarazzo per Bin Salman

Palazzo Chigi: «Missione non prevista». Ma fonti diplomatiche e di FdI confermano. Avrebbero pesato i vecchi video in cui la premier attaccava il principe saudita: «Stato fondamentalista che aiuta il terrorismo». A Riad atteso Tajani

Un viaggio segreto, un viaggio mai esistito, un viaggio prima fissato e poi cancellato. Giorgia Meloni non andrà in Arabia Saudita. Ufficialmente, dicono da Palazzo Chigi, perché la missione non è mai stata in agenda. Una versione che non coincide con quanto riferito a La Stampa da due fonti diplomatiche di alto livello e due fonti della delegazione dei parlamentari di Fratelli d’Italia che si sono recati a Riad una settimana fa, pure loro sorpresi che il viaggio non sia stato poi confermato. Non solo, anche gli organizzatori della convention di FdI che si terrà a Pescara nel week end erano convinti, ancora ieri, che la premier sarebbe volata direttamente in Arabia Saudita dall’Abruzzo, al termine del comizio in cui annuncerà la sua candidatura alle Europee da capolista.

Non è semplice ricostruire cosa potrebbe essere avvenuto. Di certo c’è che il 28-29 aprile Riad ospiterà un incontro speciale del World Economic Forum. Ma quella sarebbe stata la semplice cornice per un colloquio tra la presidente del Consiglio iraniano e la monarchia saudita. Meloni avrebbe incontrato il principe Mohammad Bin Salman, con tanto di foto, sorrisi e stretta di mano. Ed è questo – secondo quanto confermano da FdI – che l’avrebbe convinta a rinunciare alla missione. A poco più di un mese dal voto, nel pieno della campagna elettorale, Meloni si sarebbe dovuta giustificare di una serie di contraddizioni. Le avrebbero ricordato le sue parole contro Bin Salman, ma anche il fatto che il governo abbia riattivato con Riad il business sulle armi, un legame già finito nel mirino delle opposizioni pacifiste, della sinistra e del M5S dopo la revoca -la scorsa estate – del divieto di export che era stato imposto dall’esecutivo giallorosso guidato da Giuseppe Conte. Lo scorso febbraio è stata formalizzata la fase di sviluppo del Global combat air programme (GCap), una joint venture per la produzione dei caccia di sesta generazione partecipata da Italia (con la Leonardo), Giappone e Gran Bretagna, e a cui vorrebbe unirsi l’Arabia Saudita. Tokyo è contraria, perché teme di condividere segreti industriali con i sauditi, mentre l’Italia spinge per il loro coinvolgimento. Nel Paese della dinastia wahhabita è già stato il ministro della Difesa Guido Crosetto, il presidente di Leonardo Stefano Pontecorvo e maggio andranno i vertici di Fincantieri. Nei giorni in cui era prevista la visita di Meloni arriverà invece Antonio Tajani, per un incontro con il suo omologo ministro degli Esteri saudita. Nella polveriera mediorientale il ruolo di Riad è cruciale: è un alleato degli Stati Uniti e rappresenta un fattore di equilibrio indispensabile per evitare l’escalation tra Israele, Iran e le milizie controllate dagli ayatollah in Libano, Iraq, Siria e Yemen.

Per le prossime quattro settimane però Meloni deve misurare ogni mossa in chiave elettorale. Un minuto dopo il suo atterraggio, sul web sarebbe partita la batteria dei video e dei meme per ricordare le parole sprezzanti rivolte a Matteo Renzi per le sue amicizie con il regime saudita. L’ultima battuta è stata in Aula, a novembre in Senato, sui rialzi del prezzo della benzina: «Se vuole darci una mano con il suo amico Bin Salman…». Ma in rete si trova un archivio sterminato di video, che parte dagli anni in cui la futura premier guidava solo una piccola truppa all’opposizione. A ogni notizia su Riad, Meloni si scatenava: con sit in e striscioni davanti a Palazzo Chigi, anno 2016, quando Renzi era presidente del Consiglio: «Denunciamo la vergogna di un governo – attaccava la leader sovranista con toni apertamente islamofobi – che va in Arabia Saudita e torna a casa con rolex e regali, perché noi dal mondo islamico non vogliamo regali ma rispetto per le donne». E ancora, più recentemente, anno 2021, dopo l’elogio al Rinascimento saudita pronunciato sempre da Renzi, ma quando non era segià più a Palazzo Chigi: «L’Arabia Saudita è uno Stato fondamentalista islamico -scriveva l’allora presidente di FdI – che applica alla lettera la sharia nel quale le donne non sono libere e i loro diritti costantemente lesi. L’Arabia Saudita, al pari del suo rivale Qatar, diffonde in modo sistematico e voluto teorie fondamentaliste che sono la principale cause della crescita dell’integralismo islamico in Europa e nel mondo creando l’humus nel quale prospera il terrorismo».

Fonte: LaStampa

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