Singapore: Nuove Misure Governative per Contrastare il Declino della Natalità
Il governo semi-autoritario di Singapore ha annunciato nuove misure per incentivare le famiglie ad avere più figli, comprendenti sussidi generosi per chi ha già bambini o prevede di averne. Questa iniziativa è l’ultimo tentativo del Partito d’azione popolare, al potere dal 1965, di aumentare il numero annuale di nuovi nati, che continua a scendere da decenni e attualmente è tra i più bassi al mondo, riporta Attuale.
Nel 2025, il tasso di fecondità di Singapore si attesta a 0,87, quasi la metà rispetto al 2000 e ben al di sotto del livello di 2,1 considerato necessario per una popolazione stabile senza tenere conto dell’immigrazione. In Italia, dove il numero di nuovi nati diminuisce ogni anno, il tasso di fecondità nel 2025 è di 1,14.
Un tasso di fecondità così basso porta, nel tempo, a una riduzione della popolazione, con velocità variabile a seconda della composizione demografica. A Singapore, solo il 20% della popolazione ha più di 65 anni, il che influisce sulla disponibilità di donne in età fertile.
Il primo ministro Lawrence Wong ha rivelato che le nuove misure includeranno un sostegno di 70.000 dollari di Singapore (circa 47.000 euro) per le famiglie nei primi 17 anni di vita dei bambini. Questo pacchetto comprende un contributo iniziale di circa 7.000 euro e finanziamenti per l’istruzione, per un costo complessivo per il governo pari a quasi 5 miliardi di euro per il prossimo anno fiscale.
In aggiunta, si prevede di facilitare l’acquisto della prima casa per le coppie con figli e di aumentare il numero di permessi lavorativi per i genitori, con una maggior copertura dei costi da parte delle aziende.
Il decremento del numero di nuovi nati a Singapore è un fenomeno in linea con altre nazioni benestanti. La genitorialità ha perso importanza rispetto al passato, mentre le persone tendono a dedicarsi maggiormente alla formazione e alla carriera, posticipando la decisione di avere figli. Questo è accompagnato dalle difficoltà di autonomia dalla famiglia d’origine, soprattutto in relazione al mercato immobiliare, dove le coppie possono attendere fino a 4 o 5 anni per trovare un appartamento, ostacolando la pianificazione familiare. I costi per l’educazione e l’alta pressione lavorativa ritardano ulteriormente la decisione di diventare genitori.
Negli anni Settanta, le donne a Singapore avevano in media più di 3,3 figli ciascuna; il governo, preoccupato per una crescita eccessiva, adottò nel 1972 politiche di limitazione della natalità, che permisero un massimo di due figli per coppia. Tuttavia, a partire dal 1987, queste politiche furono rivalutate, poiché il tasso di fecondità era già sceso al di sotto del livello di sostituzione.
A partire da quel momento, i governi di Singapore hanno cercato di invertire questa tendenza, introducendo incentivi economici e agevolazioni fiscali, senza risultati significativi: i tassi di natalità continuano a diminuire. Un sondaggio di YouGov ha rivelato che quasi un terzo dei singaporiani tra i 18 e i 44 anni non vede nel sostegno governativo un incentivo a procreare.
Questo fenomeno del calo della natalità non è esclusivo di Singapore. Molti paesi affrontano la stessa questione attraverso misure simili, ma i risultati sono spesso deludenti. Esperti suggeriscono che una soluzione più efficace potrebbe essere rappresentata da politiche che favoriscano l’immigrazione dai paesi con tassi di fecondità più elevati. Tuttavia, questa proposta si scontra con le crescenti tensioni nazionaliste e xenofobe in numerose nazioni.