Il reportage di Aldo Cazzullo sull’Africa post-coloniale
L’Africa del miraggio coloniale italiano, con luoghi emblematici come Massaua e Asmara, è il fulcro del reportage di Aldo Cazzullo, che esplora la memoria di una guerra tragica, quella di Mussolini in Etiopia nel 1936, un crimine contro l’umanità. Il lavoro di Cazzullo mette in luce non solo un passato doloroso, ma anche milioni di italiani che hanno cercato nuove opportunità in questo continente, riportando Attuale.
Nel numero di domani di 7, disponibile in edicola e in versione digitale, Cazzullo ci guida in un viaggio sorprendente tra Eritrea ed Etiopia, quasi un secolo dopo quell’azione coloniale sanguinosa che costò innumerevoli vite, sia italiane che africane. Questo itinerario, che riprende il cammino di Montanelli, verrà approfondito in due puntate speciali di Una giornata particolare, in programma per il 27 maggio e il 3 giugno su La7, un sogno che il giornalista e vicedirettore del Corriere coltivava da anni. È un’occasione per esaminare una memoria complessa e un presente ricco di vita.
Il reportage ci porta a Massaua, situata lungo le coste del Mar Rosso, un’affascinante città che porta i segni del suo passato coloniale. Cazzullo descrive il luogo con la frase: «pare di essere ora a Istanbul, ora al Cairo, ora a Venezia». Qui la cena è semplice, a base di pane e pesce, pagati in contante, data l’assenza di internet e di carte di credito. Navigando al largo, si possono vedere le isole dove gli italiani detennero i patrioti eritrei. A Asmara, il regime coloniale impose l’apartheid, mentre nella Dogali si ricorda il sacrificio dei Cinquecento caduti. Altri luoghi, come Cheren, ospitano il più grande mercato di cammelli dell’Africa, dove nel 1941 gli italiani tentarono invano di arrestare l’avanzata inglese. I soldati italiani riposano in un cimitero, circondati da bougainvillee, mentre la vita scorre con contadini che viaggiano a dorso d’asino e babbuini intenti a rubare banane.
Il racconto di Cazzullo per 7 è un viaggio fisico e impegnativo. Al suo fianco, la troupe di La7 e sua figlia, Rossana. Le montagne etiopiche si ergono oltre un confine chiuso, dove si possono ammirare chiese affrescate arrampicate sulle rocce, in contrasto con l’Addis Abeba dei grattacieli e delle preghiere all’alba. A Axum, l’obelisco riportato dall’Italia rappresenta un tentativo di riconciliazione e appare come un raggio di sole congelato.
Il dolore di Amba Aradam, simbolo di una guerra devasta, è ancora palpabile, ma Cazzullo osserva con sorpresa l’assenza di sentimenti anti-italiani. Durante i giorni trascorsi in Africa per il suo reportage, non ha mai ricevuto uno sguardo ostile o un gesto scortese. La storia ricorda la guerra d’Etiopia, di cui ricorre quest’anno il novantesimo anniversario, ma l’orizzonte del servizio di copertura di 7 si estende oltre: è un resoconto di un’avventura eroica e fallimentare, un viaggio improntato su obelischi restituiti, insetti e polvere. Una storia che l’Italia continua a cercare di comprendere, a quasi un secolo di distanza.