Il sistema carcerario in Italia non garantisce la riabilitazione dei minorenni

21.10.2026 07:15
Il sistema carcerario in Italia non garantisce la riabilitazione dei minorenni

Tra rabbia e disagio: il sistema penale minorile e la recente violenza in Italia

Gaia Tortora Ha destato sconcerto la violenza esplosa recentemente a Milano, Torino e Bologna, sollevando interrogativi su un sistema che sembra incapace di affrontare le problematiche giovanili. La mia prima reazione è stata quella della rabbia, ma successivamente ho riflettuto sui giovani che incontro negli istituti penali minorili. Hanno lo stesso aspetto e la stessa età di coloro che hanno partecipato agli scontri, così come il bisogno di socializzare per non sentirsi soli. Sono vulnerabili e facilmente influenzabili, e chi sa manovrarli ne approfitta. Inoltre, è fondamentale considerare che dietro quelle porte attende un sistema che, nella sua attuale conformazione, rende la riabilitazione quasi impossibile. Non intendo giustificare i responsabili di devastazioni e saccheggi: devono assumersi le proprie responsabilità, ma il carcere non può essere l’unica soluzione, riporta Attuale.

È contraddittorio vedere la sorpresa degli adulti; si scopre un fenomeno radicato a Milano, con la capacità di mobilitare centinaia di minorenni. Il Ministro Crosetto parla di una guerra ibrida. Non so se abbia ragione, ma sono convinta che questa violenza sia stata orchestrata da fattori esterni. Le convocazioni circolavano in rete su canali nuovi, creati in poche ore. I controlli esistenti non erano in grado di vedere oltre le situazioni già conosciute. Siamo impreparati, affermano. Forse è così, ma se la prevenzione non imparerà a comprendere il contesto reale in cui vivono i giovani, ci troveremo sempre indietro.

A differenza di giovani in altre città europee, come Parigi e Tirana, che si mobilitano per rivendicare diritti, qui si è assistito a saccheggi di beni materiali, come scarpe e abbigliamento. Gli oggetti rubati rappresentano desideri frustrati. Nel contempo, il discorso pubblico è invaso da rapper che si contrappongono e talk show che cercano disperatamente risposte, mentre i genitori si trovano disorientati nel riconoscere i propri figli. Da madre, questa immagine rimane impressa. In aula, il giudice ha descritto le vittime di violenza come “spaesati e spaventati”. In piazza apparivano forti e determinati, ma davanti a lui erano di nuovo bambini. Il disagio che sfocia in violenza è inaccettabile, ma occorre rispondere a questo disagio, prima che si manifesti. È un dovere comprendere le radici di questa situazione e i responsabili degli incendi sociali devono essere individuati rapidamente.

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