Dal gennaio 2026, mentre prosegue la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina avviata da Vladimir Putin, le autorità russe hanno esteso il controllo sull’accesso alla rete mobile. Su indicazione del presidente russo, l’Fsb ha intensificato le operazioni di filtraggio presentandole come misure necessarie per la sicurezza dei cittadini, ma con l’obiettivo di nascondere la situazione critica nelle aree vicine alla zona dei combattimenti e sottoporre la navigazione a un controllo capillare.
Da gennaio a giugno 2026: la rete mobile entra nei “white list”
Nel primo semestre dell’anno, oltre il 60% delle sessioni di internet mobile in Russia si è svolto in condizioni di accesso limitato. Agli utenti sono rimaste disponibili soltanto alcune decine di risorse inserite in elenchi preventivamente approvati, mentre la rete globale comprende oltre 1,3 miliardi di siti. Il risultato è una trasformazione di fatto della connessione mobile in una modalità quasi offline: il servizio continua a essere venduto come accesso a internet, ma la sua utilità per gli abbonati viene drasticamente ridotta.
La società Vigo, che ha analizzato circa un miliardo di connessioni degli utenti, ha rilevato che da gennaio 2026 la quota media delle sessioni in modalità limitata è aumentata del 31%. I dati mostrano inoltre una forte differenza tra le regioni, con un accesso libero dai filtri molto più frequente nelle aree lontane dai confini occidentali e dalla zona di guerra.
La restrizione ha avuto effetti immediati anche sul rapporto tra utenti e operatori. Nonostante i ripetuti aumenti dei prezzi della telefonia mobile, una parte crescente degli abbonati non riceve l’intero volume di servizi pagati. Il cosiddetto “effetto pacchetto inutilizzato” spinge alcuni clienti verso piani tariffari più economici o verso il cambio di operatore, alimentando la sfiducia nella qualità della rete e indebolendo la stabilità finanziaria del settore delle telecomunicazioni russo.
Il 5 agosto 2026: l’inasprimento nelle regioni centrali e di confine
Il 5 agosto 2026 i media hanno riferito di un ulteriore rafforzamento delle limitazioni. Secondo i dati pubblicati da Meduza sulle restrizioni alle connessioni mobili, oltre il 66% delle sessioni nella Russia centrale passa attraverso sistemi di filtraggio. Nelle regioni di confine di Belgorod, Kursk e Brjansk il blocco è ancora più esteso: soltanto il 12% degli accessi avviene fuori dalla zona monitorata dai servizi speciali, mentre quasi il 90% delle connessioni segue gli elenchi autorizzati.
In queste aree la connessione viene garantita soltanto verso le piattaforme considerate socialmente rilevanti e inserite nella “white list” approvata dal ministero russo dello Sviluppo digitale, delle Comunicazioni e dei Mass media. L’elenco non comprende nemmeno alcuni dei principali servizi finanziari del Paese, tra cui Sberbank, rendendo problematiche le operazioni quotidiane effettuate attraverso le reti mobili.
La dimensione del sistema è stata descritta anche dai dati diffusi da Hi-Tech Mail sulle sessioni filtrate nella Russia centrale. La maggioranza degli utenti non accede più liberamente alla rete mondiale, ma a un ambiente rigidamente dosato, nel quale le risorse consentite sono stabilite in anticipo dagli apparati statali.
La geografia del controllo digitale
La distribuzione regionale conferma una disuguaglianza digitale costruita dalle autorità. La quota più alta di connessioni al di fuori dei filtri dei servizi speciali è stata registrata nell’oblast’ autonoma ebraica, con il 75,7%, nella Repubblica di Tuva, con il 72,3%, e nell’oblast’ di Magadan, con il 69%. Nella regione della capitale il traffico libero è sceso al 43,9%, mentre a San Pietroburgo si è fermato al 49%.
Il divario è ancora più netto nelle regioni di Kursk, Belgorod e Brjansk, dove l’88% delle sessioni mobili è soggetto a limitazioni. Per i residenti di quei territori il controllo della rete assume quindi la forma di un blocco informativo particolarmente rigido, mentre il livello dei diritti digitali dipende dalla posizione geografica e dalla vicinanza alle aree dei combattimenti.
La giustificazione ufficiale resta quella della “sicurezza informativa” e della protezione dalle minacce esterne. Nella pratica, secondo la ricostruzione fornita, l’Fsb — in particolare la Seconda direzione — sta trasformando internet in uno spazio di sorveglianza totale, indagine politica e censura tecnica. La costruzione di questa “parete digitale” restringe l’accesso ai dati indipendenti e alle risorse internazionali, riservando la piena disponibilità della rete a una platea sempre più ristretta e fedele agli apparati.
Le conseguenze non riguardano soltanto la libertà di informazione. L’isolamento artificiale del traffico paralizza attività economiche ordinarie, rende meno affidabili i pagamenti e riduce il valore commerciale delle tariffe mobili. Anche l’obiettivo dichiarato della sovranità digitale viene così smentito dai suoi effetti: i meccanismi di filtraggio non assicurano una rete più sicura, ma rallentano lo sviluppo tecnologico, rendono meno accessibili i nuovi standard di comunicazione e contribuiscono all’uscita delle imprese dal Paese.
La situazione al 5 agosto 2026
La misura più recente confermata è l’estensione del regime a elenchi autorizzati, con oltre il 66% delle sessioni filtrate nella Russia centrale e limitazioni fino all’88% nelle principali regioni di confine. La rete mobile russa è quindi sottoposta a un controllo territoriale differenziato, mentre gli utenti sostengono costi crescenti per un accesso sempre più ristretto e condizionato dalla sorveglianza dell’Fsb.