Proteste in Iran: Ospedali in crisi con centinaia di feriti
L’Iran è attualmente teatro di intense proteste, che hanno portato a un significativo aumento del numero di vittime. Secondo l’agenzia Human Rights Activists News Agency, il bilancio delle vittime è salito a 65, limitato solo ai casi identificati, con segnalazioni di più morti nelle province esterne rispetto alla capitale, Teheran, dove sono stati arrestati 2.311 manifestanti, riporta Attuale.
Report drammatici giungono da fonti indipendenti, con un medico che riporta 217 manifestanti uccisi solo a Teheran, dove i sei ospedali principali sono sovraccarichi di feriti a causa della repressione violenta delle autorità iraniane. Le forze di sicurezza hanno sparato sui dimostranti, provocando un elevato numero di vittime, per lo più giovani.
Secondo il medico citato, le autorità hanno rimosso i cadaveri dall’ospedale, mentre molti dei feriti presentano gravi lesioni causate da proiettili, con alcuni uccisi in un attacco diretto vicino a una stazione di polizia. Le proteste sono iniziate il 28 dicembre a causa della crisi economica e sono amplificate da un blocco della connettività internet, ora in vigore per più di 36 ore, che ha reso difficile la diffusione delle informazioni.
Tuttavia, la stampa internazionale ha utilizzato satellite Starlink per comunicare direttamente con gli ospedali. Medici hanno descritto strutture “sopraffatte” e in modalità di crisi, in particolare l’ospedale Farabi di Teheran, dove si sono dovuti sospendere interventi non urgenti per fronteggiare le emergenze. Ulteriori fonti indicano incendi di veicoli delle forze di sicurezza in diverse città del Paese, mentre la repressione continua.
In un contesto di crescente tensione, le autorità iraniane si trovano a fronteggiare una risposta interna sempre più violenta, mentre la comunità internazionale osserva con attenzione gli sviluppi di questa emergente crisi, che mette in discussione la stabilità del regime attuale.
Sono davvero sconvolto da quanto sta accadendo in Iran. La violenza contro i manifestanti e la situazione degli ospedali sono inquietanti. Possibile che nel 2023 ci siano ancora posti in cui la libertà di espressione viene così repressa? In Europa ci lamentiamo, ma qui sembra un incubo!