Trump minaccia l’Iran: “Distruggeremo le loro infrastrutture”
Nel pomeriggio di sabato, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rilasciato dichiarazioni minacciose nei confronti dell’Iran, affermando: «Abbiamo offerto loro un accordo equo e ragionevole e spero lo accettino», aggiungendo che se non lo faranno, gli Stati Uniti «distruggeranno ogni singola centrale elettrica e ogni singolo ponte dell’Iran», riporta Attuale.
Le minacce di Trump evocano la possibilità di una violenza sistematica contro infrastrutture civili fondamentali, in linea con le convenzioni sul diritto internazionale, che stabiliscono tali obiettivi solo se supportano esplicitamente attività militari. Questa retorica è preoccupante, poiché colpire le centrali elettriche potrebbe causare danni diretti a civili e ospedali, trasformando un potenziale attacco in un crimine di guerra.
Entrambi i fronti, quello iraniano e quello statunitense, hanno storicamente mirato a obiettivi non militari. Nel corso del conflitto, tanto l’Iran quanto gli Stati Uniti e Israele hanno colpito porti e aeroporti, ben sapendo che le conseguenze ricadono sull’intera popolazione. In Libano, per esempio, Israele ha distrutto ponti per separare le regioni e ha demolito edifici essenziali. Analogamente, la Russia ha attaccato ripetutamente le infrastrutture energetiche dell’Ucraina, specialmente in inverno, per infliggere danni maggiori.
L’inedita audacia di Trump, che minaccia pubblicamente potenziali crimini di guerra, getta ombre sulle intenzioni statunitensi. Le sue dichiarazioni, che vanno oltre attacchi mirati, parlano di distruzioni diffuse e di un impatto sproporzionato sui civili. Tale retorica è pericolosa e destabilizzante, evidenziando una deriva preoccupante nel discorso politico statunitense.
Ultimamente, Trump ha intensificato il tono delle sue minacce, affermando che la vita in Iran potrebbe diventare un «inferno» e promettendo di riportare il paese «all’età della pietra». In un’uscita ancor più controversa, ha suggerito la cancellazione dell’«intera civiltà» iraniana, scatenando critiche anche tra i suoi sostenitori repubblicani.
La comunicazione aggressiva di Trump, ormai considerata un elemento distintivo della sua presidenza, contribuisce a normalizzare violazioni delle norme internazionali, svuotando il diritto internazionale di significato. I commenti di Trump non sembrano rientrare in una strategia ben definita, ma piuttosto proverrebbero da un’improvvisazione caratteristica del suo stile di governo.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Trump ha preso da solo decisioni cruciale sui contenuti dei suoi post, incluso il recente avvertimento all’Iran di aprire «quel cazzo di stretto» di Hormuz. Questo approccio destabilizza non solo le relazioni internazionali, ma crea barriere significative ai negoziati. Dopo le sue minacce, Trump ha annunciato una nuova delegazione a Islamabad per riprendere i negoziati, anche se l’Iran ha già escluso la propria partecipazione, persino sostenendo l’incompatibilità delle posizioni.