Iran, la generazione Z si mobilita contro il regime durante le proteste universitarie

24.02.2026 19:05
Iran, la generazione Z si mobilita contro il regime durante le proteste universitarie

Rivolte universitarie in Iran: studenti tornano in piazza contro il regime

Negli ultimi giorni, gli studenti iraniani sono tornati a manifestare con vigore, esigendo la fine della Repubblica islamica nonostante la brutale repressione. Da cinque giorni, giovani ragazzi e ragazze protestano contro un regime che ha recentemente seminato il terrore, uccidendo centinaia dei loro coetanei durante le precedenti manifestazioni. Le università sono diventate il fulcro della resistenza, riporta Attuale.

Indossando maschere e formando una «V» rovesciata con le dita, i manifestanti cercano di proteggere la loro identità dai reparti di sicurezza che rispondono con violenza alle loro richieste di libertà. La generazione Z dell’Iran, i cui membri sono nati nel 1380 del calendario persiano, si è detta pronta a non cedere, neppure di fronte al rischio di morte. «Dobbiamo combattere per la libertà», afferma Ali, uno degli studenti in prima linea nelle manifestazioni.

La violenza del regime ha compiuto atti brutali, come l’uso di armi letali contro i manifestanti, ma ciò non ha fermato gli studenti, determinati a far sentire la loro voce. Università come quelle di Teheran e Mashhad sono state chiuse per evitare le insurrezioni, ma al loro riapertura si sono trasformate in teatri di lotta, con sempre più studenti che si uniscono per chiedere il cambiamento.

«Non abbiamo paura», dice Ali, dopo aver partecipato a una marcia in memoria delle vittime di queste violenze. Nonostante la repressione, gli studenti continuano a organizzarsi attraverso chat e social media, chiedendo sostegno e ispirazione da parte di coetanei di tutto il mondo. La loro determinazione è alimentata dalle ricompense della libertà e dai diritti umani, aspirazioni che ritengono ineluttabili.

Il procuratore generale iraniano ha risposto alle manifestazioni con richieste di interventi rigorosi per riassestare l’ordine pubblico, accusando gruppi di oppressione di fomentare disordini. Tuttavia, gli studenti sottolineano che la loro causa e il loro movimento trascendono la politica locale. «Il mondo ci ha abbandonati, ma continueremo a lottare», affermano, evidenziando una netta separazione tra il regime autoritario e la crescente volontà popolare di cambiare. Sono una generazione che ha ereditato la sete di libertà dei loro genitori e non è disposta a rinunciare ai propri desideri.

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