Iran, l’accordo con gli Usa: sanzioni, petrolio e fondi sotto esame

19.06.2026 10:35
Iran, l'accordo con gli Usa: sanzioni, petrolio e fondi sotto esame

Il Ritorno delle Petroliere Iraniane: Un Passaggio Decisivo nei Negoziali di Pace

Tre petroliere irachene, cariche di cinque milioni di barili di greggio, hanno lasciato il porto di Chabahar, sul mare dell’Oceano Indiano, superando il blocco navale americano per la prima volta dall’aprile scorso. Questo evento segna un chiaro segnale dei progressi nei negoziati, successivi all’accordo di quattordici punti, incentrato sulla questione economica che sta a cuore alla Repubblica Islamica, con le autorità iraniane già alle prese con le prospettive di incassi, riporta Attuale.

Dopo oltre un decennio di sanzioni americane che hanno reso difficile la vendita e l’acquisto di petrolio, il regime di Teheran ha continuato a operare nel mercato nero, principalmente verso la Cina, con sconti significativi. La chiusura delle rotte dovuta al blocco navale in passato aveva ridotto le esportazioni da un milione di barili al giorno a sessantamila. Ora, l’accordo consente all’Iran di esportare nuovamente petrolio in modo legale, generando potenzialmente sessanta miliardi di dollari all’anno.

Oltre ai nuovi introiti, ci sono fondi congelati per vendite già effettuate, con Teheran che stima un totale di cento miliardi di dollari mai incassati, a causa delle sanzioni imposte da Donald Trump nel 2018. Questi fondi, provenienti da vari Paesi come Cina, Iraq e India, sono ora considerati “pienamente disponibili”, anche se Washington ha posto condizioni sul loro sblocco legate agli impegni nucleari da parte dell’Iran.

Le sanzioni, imposte a margine di conflitti e crisi diplomatiche, hanno visto le loro origini nel 1979, ma nel corso degli anni sono aumentate, per vari motivi tra cui il supporto delle forze iraniane a gruppi armati e le attività di arricchimento dell’uranio. L’accordo attuale prevede la rimozione di queste sanzioni, un compito complesso da attuare, poiché richiede l’approvazione del Congresso americano.

Infine, si delinea un fondo di trecento miliardi di dollari, previsto per la ricostruzione. Solo se Teheran accetterà di abbandonare le sue ambizioni nucleari, tali fondi potrebbero provenire da Paesi del Golfo e asiatici, presentando così una nuova opportunità per il regime, fortemente bisognoso di liquidità dopo anni di sanzioni e cattiva gestione economica.

In un contesto interno segnato da un crollo del rial e un’inflazione che tocca il cinquanta per cento, la popolazione si trova in difficoltà. Nonostante le promesse di ripristino economico attraverso nuovi finanziamenti, vi è timore che questi fondi possano essere dirottati dalle forze armate per rafforzare ulteriormente il regime e le sue milizie alleate.

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