Condizioni critiche per la Nobel per la Pace Narges Mohammadi
Narges Mohammadi, ingegnere e vincitrice del Premio Nobel per la Pace, è stata trasportata d’urgenza in ospedale a Zanjan a causa di un improvviso peggioramento delle sue condizioni di salute, riporta Attuale. La famiglia ha descritto la situazione come gravissima, avvertendo che Mohammadi si trova «in pericolo di vita» dopo anni di detenzione e torture, oltre a scioperi della fame che hanno compromesso la sua salute.
Mohammadi è stata arrestata per la quattordicesima volta a dicembre 2025 durante un comizio a Mashhad. Da quel momento, le sue condizioni sono drasticamente deteriorate. I familiari hanno riferito di due episodi di perdita di coscienza e di una crisi cardiaca, attribuendo il tutto a mesi di detenzione senza le necessarie cure mediche.
Con il peggioramento della situazione, i medici del carcere hanno dichiarato di non essere più in grado di gestirla, rendendo inevitabile il trasferimento in ospedale. «Stiamo lottando per la sua vita», ha dichiarato Kiana Rahmani, figlia di Mohammadi, che vive a Parigi. La ragazza ha sottolineato che la madre ha già subito un intervento chirurgico e ora affronta mal di testa, pressione alta e dolori costanti al petto, con le autorità iraniane che le negano le cure mediche necessarie.
Kiana ha parlato dell’ultimo contatto con sua madre, avvenuto prima dell’arresto del 12 dicembre 2025, esprimendo la sua profonda preoccupazione per le condizioni attuali della madre e per la sorte di tutti i prigionieri in Iran. «Spero che il mondo finalmente ascolti la nostra voce e rifiuti di restare in silenzio. I governi devono pretendere dalla Repubblica islamica che mia madre venga curata a Teheran», ha affermato.
Attualmente, Mohammadi è in terapia intensiva cardiologica, dove le è stato detto che il suo ricovero è solo una misura temporanea per stabilizzare le sue condizioni. La vera diagnosi e un trattamento adeguato, tuttavia, potranno iniziare solo dopo un ulteriore intervento da parte del suo team medico.
«Le autorità sono pienamente responsabili della salute dell’unica vincitrice del premio Nobel per la Pace incarcerata», ha concluso Kiana Rahmani, ribadendo la responsabilità della Repubblica islamica riguardo alla salute della madre.