La guerra attraverso gli occhi arabi: “Scarsa solidarietà verso gli sciiti. L’atomica inquieta tutti”

15.06.2025 07:27
La guerra attraverso gli occhi arabi: "Scarsa solidarietà verso gli sciiti. L'atomica inquieta tutti"

Il Mondo Arabo di Fronte al Conflitto tra Israele e Iran

Un mondo arabo in continua evoluzione osserva gli eventi recenti attraverso la propria lente culturale e geopolitica. Giorgio Cella, esperto di politica internazionale presso la fondazione Med-Or, ha fornito un’analisi su come il mondo arabo sta vivendo la tensione tra Israele e Iran, riporta Attuale.

Quando si parla di come il mondo arabo percepisce questo conflitto, è fondamentale considerare i complessi allineamenti geopolitici emersi in seguito agli Accordi di Abramo. Gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita sembrano preferire una posizione defilata, evitando di esporsi troppo pubblicamente. Questo atteggiamento è in parte dovuto ai vantaggi economici derivanti dall’aumento del prezzo del petrolio, che giovano anche ad altri attori, come la Russia. Tuttavia, il loro intento principale è quello di prevenire un’espansione del conflitto, con la possibilità di un eventuale crollo del regime iraniano che rimane un’opzione auspicabile, sebbene di difficile realizzazione.

Ma vi sono differenze significative tra l’approccio al conflitto con l’Iran e la situazione nella Striscia di Gaza? Certamente, l’Iran non evoca le stesse emozioni nel mondo arabo, dato il contrasto tra sunniti e sciiti, nonostante alcuni Stati sunniti intrattengano rapporti con Teheran. La questione della Repubblica Islamica come potenza nucleare preoccupa l’intera regione, mentre il drammatico scenario di Gaza attira la solidarietà collettiva del mondo arabo e una forte attenzione globale.

Altri due Paesi cruciali che si trovano “sotto l’effetto” di questo conflitto sono il Libano e la Siria. Riguardo al Libano, le conseguenze degli eventi post 7 ottobre hanno trasformato il panorama: l’azione militare israeliana ha profondamente modificato la situazione interna. Hezbollah resiste, ma la sua posizione è notevolmente indebolita, mentre l’esercito libanese cerca di rafforzare il proprio controllo sul territorio, in un contesto che sembra sempre più fluido.

Per quanto concerne la Siria, il contesto è del tutto diverso. C’è stata una svolta rispetto alla scorsa era di Bashar al-Assad, con molti Paesi che si dimostrano interessati a come evolverà la situazione. Il nuovo presidente Ahmad Al Shara presenta una leadership caratterizzata da astuzia e maturità, orientata verso una nuova traiettoria politica. Il ruolo dell’Iran come principale potenza influente in Siria è destinato a ridursi, mentre emergono nuovi protagonisti, come l’Arabia Saudita di Mohammad Bin Salman, che consolidano relazioni più profonde con gli Stati Uniti.

Cella menziona inoltre il delicato tema di un possibile cambio di regime in Iran. Schematicamente, è possibile ipotizzare scenari di variabilità, dal caos interno che richiederebbe l’intervento di potenze regionali, alla possibilità di un cambiamento pacifico. Tuttavia, ciò che rimane incerto è quale tipo di governo potrebbe affermarsi in un Iran futuro: una monarchia tradizionale, ma con una struttura più democratica.

Analizzando il panorama arabo in relazione a un possibile conflitto prolungato, è essenziale considerare come queste dinamiche geopolitiche si svilupperanno e influenzeranno il tessuto della regione. La tensione cresce e le alleanze potrebbero subire cambiamenti imprevedibili che risuoneranno non solo a livello locale, ma anche a livello globale.

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