Crisi in Arabia Saudita: Attacchi Iraniani Sottolineano la Vulnerabilità Economica
L’Arabia Saudita si trova ad affrontare una delle fasi più critiche della sua storia recente, compressa tra le conseguenze della guerra in Medio Oriente e il conflitto in Yemen, dove è in diretta opposizione agli Houthi. Con l’inizio delle ostilità, in seguito agli attacchi degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, le esportazioni petrolifere saudite sono crollate a 3,2 milioni di barili al giorno ad agosto, segnando il livello più basso degli ultimi 13 anni, riporta Attuale.
Nel mese scorso, gli Houthi hanno intensificato gli attacchi contro l’Arabia Saudita, lanciando missili e droni. Il regime iraniano, sotto pressione a causa delle sanzioni internazionali e del blocco statunitense nello stretto di Hormuz, cerca di infliggere danni all’economia globale colpendo uno dei principali produttori di petrolio. Gli attacchi alle petroliere nel Golfo Persico, già chiuso, si sono estesi agli impianti petroliferi sauditi, aggravando la situazione energetica del paese.
Recentemente, un attacco ha colpito l’oleodotto Est-Ovest, cruciale per aggirare il blocco di Hormuz, chiudendo un passaggio che normalmente trasporta 7 milioni di barili al giorno verso il Mar Rosso e i mercati asiatici ed europei. La riparazione dell’oleodotto, dopo i danneggiamenti, richiederà sei settimane, compromettendo ulteriormente le già ridotte esportazioni saudite.
Contemporaneamente, gli Houthi hanno dichiarato di avere il controllo quasi totale dello stretto di Bab el Mandeb, cruciale per il traffico marittimo tra l’Oceano Indiano e il Mar Rosso, minacciando di bloccare le navi saudite in transito. Questa escalation segna un nuovo capitolo nella guerra civile yemenita, in corso dal 2014, in cui l’Arabia Saudita sostiene il governo centrale contro i ribelli Houthi.
Le forze armate saudite, oberate dalla necessità di difendere basi militari e infrastrutture strategiche, si trovano ora a corto di missili intercettori. Alcuni ufficiali hanno rivelato a fonti esterne che il principale fornitore di armi, gli Stati Uniti, è anch’esso limitato a causa delle proprie operazioni in Medio Oriente. Il principe ereditario Mohammed bin Salman ha sollecitato supporto da altri paesi come Francia, Regno Unito, Egitto e Pakistan, mentre un accordo di difesa reciproca con Turchia e Pakistan, firmato recentemente, non è stato ancora attivato.
Nonostante le richieste di assistenza per avviare una coalizione contro gli Houthi, gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, hanno mostrato riluttanza a impegnarsi in nuove operazioni militari, limitandosi a offrire supporto d’intelligence. Questo si traduce in un grave problema per l’Arabia Saudita, che ha investito ingenti somme per mantenere buoni rapporti con l’amministrazione Trump.
Con la crescente possibilità di un conflitto di vaste proporzioni, l’Arabia Saudita potrebbe optare per vie diplomatiche, evitando una nuova guerra su larga scala dopo anni di bombardamenti inefficaci. Tuttavia, l’incontro programmato con rappresentanti iraniani e di altri stati del Golfo è stato annullato all’ultimo momento, complicando ulteriormente la situazione.
Se le restrizioni sulle esportazioni petrolifere persistessero, Bin Salman potrebbe essere costretto a rivedere il suo progetto di diversificazione economica, attualmente in difficoltà. Il continuo calo delle esportazioni, già in atto, potrebbe avere ripercussioni globali, contribuendo ad un aumento dei prezzi del petrolio, che ha superato i 100 dollari al barile dopo la chiusura dell’oleodotto.