La minaccia di un secondo stretto chiuso complica il mercato petrolifero
Un nuovo sviluppo sta gettando ulteriore incertezza sul fragile mercato petrolifero del Medio Oriente, poiché gli Houthi, una milizia sciita alleata dell’Iran, hanno ottenuto il controllo completo dello stretto di Bab el Mandeb, tra Yemen e Gibuti. Questo potrebbe nuocere gravemente alle esportazioni di petrolio dall’Arabia Saudita e spingere il prezzo dell’energia a nuovi livelli, proprio mentre il mercato cerca di riprendersi dalla crisi degli ultimi mesi, riporta Attuale.
Se Bab el Mandeb fosse bloccato, le conseguenze sarebbero devastanti per le esportazioni petrolifere dai paesi del Golfo Persico, in particolare dall’Arabia Saudita. Già nel passato, gli Houthi avevano lanciato attacchi contro navi statunitensi e israeliane, causando significativi problemi economici, un conflitto che si era risolto temporaneamente dopo interventi militari americani. Negli ultimi mesi, la tensione è aumentata ulteriormente, con i combattimenti nella regione che si sono intensificati.
La settimana scorsa, gli Houthi hanno lanciato una nuova offensiva per conquistare i territori yemeniti limitrofi allo stretto di Bab el Mandeb, precedentemente sotto il controllo del governo yemenita sostenuto dall’Arabia Saudita. Nonostante il supporto saudita, gli Houthi hanno esteso il loro dominio sulla costa occidentale dello Yemen e sull’isola di Perim, strategica per il controllo della navigazione nello stretto.
Parallelamente, un attacco a un oleodotto cruciale in Arabia Saudita, l’oleodotto Est-Ovest, ha complicato ulteriormente la situazione. Sostenuti da milizie filoiraniane operate in Iraq, i droni hanno colpito l’infrastruttura, fondamentale per il trasporto di petrolio dal Golfo Persico al Mar Rosso. Dopo l’attacco, l’oleodotto è stato chiuso, rendendo il passaggio verso l’Asia ancora più difficile e costoso per l’Arabia Saudita.
Da inizio conflitto, le esportazioni petrolifere saudite dipendono ora dalla sicurezza dello stretto di Bab el Mandeb e dall’apertura dell’oleodotto Est-Ovest, creando una precarietà che potrebbe limitare gravemente le vendite verso importanti mercati asiatici. Prima della crisi, il 10% del petrolio saudita transitava per Bab el Mandeb; con la chiusura dello Stretto di Hormuz, questa percentuale è salita al 60% circa. Ora si prospetta una situazione senza alternative valide.
Il prezzo del petrolio è già aumentato in risposta a queste nuove minacce, mentre ci si attendeva un incontro tra i paesi del Golfo e l’Iran per discutere la situazione a Hormuz, incontro che l’Arabia Saudita ha deciso di disertare in seguito agli incidenti recenti. Formalmente, lo stretto di Hormuz rimane chiuso, ma gli Stati Uniti hanno iniziato operazioni di scorta per le navi nel Golfo, sebbene il numero di transiti sia drasticamente diminuito rispetto ai livelli pre-bellici.
Non riesco a credere che tutto stia di nuovo andando in malora! Se chiudono Bab el Mandeb, siamo messi malissimo. Già i prezzi del petrolio stanno schizzando, e noi che pensavamo di poterci riprendere un po’… E la sicurezza delle nostre esportazioni? Non ci rimane che sperare che la situazione migliori, ma sembra proprio un film dell’orrore!