La “uberizzazione” dell’economia brasiliana mette a rischio la rielezione di Lula

20.10.2026 18:25
La “uberizzazione” dell’economia brasiliana mette a rischio la rielezione di Lula

Il Brasile affronta la dissonanza tra crescita economica e percezione pubblica

Nonostante il prodotto interno lordo del Brasile sia cresciuto tra il 2022 e il 2025 più della media degli altri paesi sudamericani, con la disoccupazione scesa ai minimi storici e un aumento dei redditi medi reali, quasi la metà della popolazione percepisce un deterioramento dell’economia, riporta Attuale. Questo scollamento tra dati economici e opinioni pubbliche rappresenta una sfida significativa per il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva, che nel primo turno delle elezioni presidenziali è giunto secondo, dietro al candidato della destra Flávio Bolsonaro.

Il ballottaggio è previsto per il 25 ottobre e il malcontento economico potrebbe favorire Bolsonaro, considerando che tra coloro che si aspettano un ulteriore peggioramento nei prossimi sei mesi, il 59% dichiara di voler votare per lui, mentre solo il 21% sostiene Lula, secondo un recente sondaggio della società Nexus.

Sebbene Lula abbia ottenuto risultati economici positivi dal 2023, la crescita ha mostrato segni di rallentamento a partire dal 2025, con un aumento dell’occupazione e degli stipendi che, pur rimanendo in territorio positivo, non soddisfa le aspettative. In aggiunta, i costi dei generi alimentari sono aumentati a un ritmo superiore all’inflazione media, costringendo le famiglie a dedicare quasi il 29% del loro reddito per coprire alti tassi di interesse sui debiti.

Un ulteriore ostacolo per Lula è la sua incapacitá di regolamentare il lavoro delle numerose persone impiegate nelle piattaforme digitali, un segmento dell’economia che ha conosciuto una rapida espansione. Questo fenomeno è spesso definito “uberizzazione” dell’economia brasiliana, in riferimento all’omonima applicazione per taxi. La difficoltà di trovare un accordo con queste categorie di lavoratori rappresenta una criticità, poiché Lula, in passato un sindacalista di rilievo, potrebbe vedere la sua posizione indebolita a favore di Bolsonaro nel prossimo turno elettorale.

Nel 2025, oltre un milione di brasiliani lavorava come autisti per Uber o piattaforme simili, con un aumento del 38% rispetto ai 680mila del 2022. Questo settore ha contribuito significativamente alla diminuzione della disoccupazione, col quasi 2% della forza lavoro nazionale impiegato in queste attività. Tuttavia, lavorare per piattaforme digitali significa generalmente affrontare meno tutele rispetto ad altri settori, con un terzo degli autisti che versano contributi previdenziali.

Le caratteristiche demografiche dei lavoratori sono specifiche: prevalgono gli uomini (84%), tra i 25 e i 39 anni (47%). Le motivazioni per cui scelgono questo lavoro variano, dal desiderio di flessibilità (26,8%) all’impossibilità di trovare un altro impiego (24,6%). Questa eterogeneità rende difficile la rappresentanza dei lavoratori e la regolamentazione del settore.

Le proposte legislative presentate dal governo Lula per regolamentare il lavoro degli autisti, tra cui la previsione di un salario minimo e contributi previdenziali, hanno incontrato l’opposizione di diverse associazioni di lavoratori che non si sono sentite rappresentate dai sindacati tradizionali. Questa resistenza ha contribuito al fallimento delle riforme, lasciando i lavoratori della gig economy privi di adeguate tutele.

Il governo ha recentemente introdotto un programma per prestiti agevolati destinati all’acquisto di auto nuove, del valore di 30 miliardi di reais, ma resta da vedere se queste misure miglioreranno le condizioni di lavoro e la percezione pubblica sulla situazione economica, sempre più in contrasto con i dati ufficiali.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere