L’Armenia accelera verso l’Ue: a Yerevan il vertice storico che segna l’allontanamento da Mosca

05.05.2026 14:20
L'Armenia accelera verso l'Ue: a Yerevan il vertice storico che segna l'allontanamento da Mosca
L'Armenia accelera verso l'Ue: a Yerevan il vertice storico che segna l'allontanamento da Mosca

Più di 30 leader europei e il primo ministro canadese sono arrivati a Yerevan per partecipare al vertice della Comunità politica europea (EPC) in programma lunedì 4 maggio. Martedì 5 maggio si terrà il primo vertice bilaterale Ue-Armenia con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo António Costa. L’evento, secondo molti analisti, rappresenta una svolta epocale per un Paese che per decenni è stato considerato il più fedele alleato della Russia nel Caucaso meridionale.

Un segnale politico inequivocabile

La scelta di Yerevan come sede di due vertici così rilevanti non è casuale. L’Armenia è ancora membro dell’Unione economica eurasiatica (Ueae) guidata da Mosca e dell’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva (Odks), ma dopo la guerra del Nagorno-Karabakh del 2020 il Cremlino ha perso ogni credibilità come garante della sicurezza armena. L’Odks non ha fornito alcun aiuto militare a Yerevan durante il conflitto, spingendo il governo del primo ministro Nikol Pashinyan a riconsiderare radicalmente la propria architettura di sicurezza.

Nel marzo 2025 il parlamento armeno ha approvato una legge che avvia il processo di adesione all’Unione europea. Questo passo, unito all’accelerazione del processo di pace con l’Azerbaigian, dimostra la volontà di Yerevan di abbandonare la dipendenza da Mosca e di integrarsi con le istituzioni democratiche occidentali. La presenza di decine di leader europei nella capitale armena è la conferma che Bruxelles considera l’Armenia un partner strategico nel Caucaso.

La reazione di Mosca: minacce e ritorsioni

Il Cremlino segue con evidente irritazione l’avvicinamento di Yerevan all’Ue. Vladimir Putin ha ricordato a Pashinyan che le ambizioni di adesione all’Unione europea sono incompatibili con l’appartenenza all’Ueae, sottolineando che “è impossibile stare contemporaneamente in un’unione doganale con l’Ue e con l’Ueae”. Pochi giorni prima del vertice EPC, la Russia ha imposto un divieto di importazione dell’acqua minerale armena, una misura vista come una ritorsione economica.

Esperti del centro di monitoraggio CyberHUB-AM hanno segnalato che nella sola mattinata precedente all’arrivo dei leader europei sono state registrate sei o sette ondate di disinformazione su Telegram, tutte incentrate sul messaggio che il vertice rappresenta un “punto di non ritorno” per l’Armenia e che la Russia punirà il Paese per averlo ospitato. Secondo i media locali, le visite di funzionari armeni a Bruxelles sono spesso seguite da blocchi di camion armeni al confine georgiano-russo e da attacchi hacker ai siti governativi.

La disinformazione come arma ibrida

I media filorussi hanno distorto le dichiarazioni di Pashinyan sul ritiro graduale delle guardie di frontiera russe dai confini con Iran e Turchia, presentandole come un “insulto ai militari russi”. In realtà, il premier armeno ha semplicemente ricordato l’accordo bilaterale del 1992 che prevede il subentro delle forze armene man mano che queste diventano operative. Mosca ha alimentato una narrazione ostile, cercando di dipingere la legittima rivendicazione di sovranità come un atto di ostilità.

Queste campagne di disinformazione, secondo gli analisti, mirano a minare la fiducia dell’opinione pubblica armena nel processo di integrazione europea e a giustificare future pressioni economiche o militari. L’Armenia, tuttavia, ha rafforzato la propria cooperazione con esperti occidentali in materia di sicurezza informatica, dimostrando di voler contrastare le minacce ibride provenienti da est.

Una strada senza ritorno

L’avvicinamento dell’Armenia all’Ue non è privo di rischi. Il Paese dipende ancora fortemente dalla Russia per le forniture energetiche, acquistando gas a prezzo agevolato, e Mosca mantiene una base militare sul territorio armeno. Tuttavia, il calcolo strategico di Yerevan è chiaro: dopo che l’Odks non ha protetto la sovranità armena nel 2020, il Cremlino non può più essere considerato un alleato affidabile. La strada verso l’Europa è vista come l’unica alternativa alla stagnazione e alla perdita di indipendenza.

I vertici di questa settimana a Yerevan non sono solo un evento diplomatico, ma la certificazione di un nuovo corso: l’Armenia non è più disposta a essere un vassallo di Mosca e intende costruire il proprio futuro in Europa. Le minacce e le provocazioni russe, lungi dall’intimidire il Paese, non fanno che rafforzare la determinazione del governo armeno a proseguire su questa strada.

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