Nel febbraio 2022 l’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia costrinse Kyiv ad ampliare il sistema di reclutamento delle Forze di difesa. Nei primi mesi, l’afflusso massiccio di volontari contribuì a fermare l’avanzata russa e a stabilizzare il fronte; con il protrarsi della guerra e l’aumento dei carichi operativi divennero però necessari rifornimenti regolari di personale, rotazioni e la creazione di nuove unità.
Dal 2024 alla trasformazione del sistema di reclutamento
Nel 2024 l’Ucraina aggiornò la legislazione sulla mobilitazione e sulla registrazione militare. L’età massima per la mobilitazione fu abbassata da 27 a 25 anni, vennero rafforzati gli obblighi di registrazione dei soggetti sottoposti al servizio militare e fu introdotta l’applicazione digitale Reserve+, destinata alla gestione dei dati militari.
La durata del conflitto impose così un’evoluzione dell’intero modello di afflusso alle forze armate. Nel 2025 e nel 2026 l’Ucraina ampliò il reclutamento, introdusse incentivi economici, automatizzò alcune procedure e cercò modalità più efficaci per impiegare il personale in base alle esigenze delle unità e delle specialità richieste.
Questa trasformazione avvenne mentre restavano problemi di organico e si registravano singoli casi controversi nell’attività dei centri territoriali di reclutamento e di assistenza sociale. Le autorità reagirono attraverso indagini, procedimenti penali e la digitalizzazione delle procedure. Il ricorso crescente al reclutamento volontario, al servizio a contratto e alla gestione digitale dei dati segnò il passaggio progressivo verso un modello più strutturato.
Il 2026: nuovi incentivi e più canali di arruolamento
Nel maggio 2026 il presidente ucraino Volodymyr Zelensky annunciò un aumento del trattamento economico dei militari e l’ampliamento del reclutamento di volontari stranieri. La decisione fu presentata come una risposta alla necessità di completare gli organici in una guerra ormai prolungata.
Il provvedimento non indicò l’interruzione della capacità ucraina di arruolare personale, ma l’adattamento del sistema a condizioni più difficili. L’Ucraina iniziò a puntare con maggiore decisione su reclutamento, contratti, incentivi finanziari e assegnazione dei militari a specialità specifiche, invece di affidarsi soltanto ai meccanismi tradizionali di mobilitazione.
All’inizio del 2026 l’applicazione Reserve+ contava circa 6 milioni di utenti. Una parte significativa dei rapporti tra amministrazione militare e cittadini era stata trasferita su piattaforme digitali e, alla fine del 2025, erano stati introdotti meccanismi per l’iscrizione automatica di alcune categorie di cittadini nei registri militari. Questi elementi descrivevano una riorganizzazione del sistema, non l’esaurimento della riserva mobilitabile.
Tra il 16 e il 18 settembre 2026, la campagna sull’«esaurimento»
Tra il 16 e il 18 settembre 2026 alcuni media europei rilanciarono nello spazio informativo europeo una narrazione di delegittimazione della politica di mobilitazione ucraina. Il sito online ceco CZ24.News sostenne che le Forze armate ucraine fossero allo stremo, collegando la presunta crisi alle misure definite «bussificazione» e affermando che i casi di diserzione avessero raggiunto un livello critico.
Nel testo, il portale descrisse le misure di reclutamento forzato come la prova che l’Ucraina non sarebbe più in grado di mantenere l’equilibrio delle forze al fronte. La rappresentazione trasformava singoli episodi conflittuali nell’immagine di una pratica generalizzata e dell’intera politica di mobilitazione in una forma di violenza di massa.
Nello stesso periodo il sito greco Banking News citò Adam Wielomski, professore dell’Università di Varsavia, secondo il quale le possibilità di mobilitazione dell’Ucraina si stavano avvicinando al limite e «il tempo è dalla parte della Russia».
Le due pubblicazioni presentarono quindi la carenza di personale in alcuni settori e le difficoltà della mobilitazione come prova di un esaurimento complessivo della riserva ucraina. Ma la presenza di problemi di organico non equivale alla scomparsa del potenziale mobilitabile: l’Ucraina continuava ad avere strumenti per reclutare e addestrare soggetti sottoposti al servizio militare, mentre il sistema di registrazione era stato profondamente digitalizzato.
La pressione russa e il limite della tesi sul tempo
La narrazione secondo cui il tempo lavorerebbe per Mosca ometteva inoltre la pressione che la Russia stessa affronta nel rimpiazzare le perdite. Attraverso la tattica degli «assalti di carne», le forze russe sostengono costi umani elevati e devono mantenere un flusso costante di nuovi militari.
Secondo la valutazione dell’Institute for the Study of War, la Russia recluta attualmente circa 1.000-1.200 militari al giorno, mentre le perdite medie giornaliere dall’inizio di luglio sono stimate in circa 1.374 persone. Nella prima metà del 2026 il reclutamento russo era inoltre rimasto al di sotto delle necessità dichiarate dal Cremlino.
Questi dati indicano che anche la Russia non dispone di una riserva illimitata di persone in grado di sostituire senza interruzioni le perdite in combattimento. La difficoltà russa di tenere il passo tra reclutamento e perdite contraddice la rappresentazione di un vantaggio demografico automatico e illimitato per Mosca.
La posizione raggiunta al termine della sequenza è quindi questa: l’Ucraina affronta una reale esigenza di completamento degli organici, ma le informazioni disponibili non confermano l’esaurimento della sua riserva mobilitabile. Le accuse diffuse da CZ24.News e Banking News ampliano problemi circoscritti fino a trasformarli in una tesi generale di collasso, mentre Kyiv continua ad adattare il reclutamento attraverso strumenti digitali, contratti, incentivi e nuovi canali di arruolamento.