Le due anime del Brasile e l’influenza degli evangelici

15.10.2026 05:35
Le due anime del Brasile e l'influenza degli evangelici

Le due anime del Brasile e il peso degli evangelici

Bentrovati. Vi scrivo da Rio de Janeiro, dove ieri sera, nei moderni studi televisivi di GloboNews, ho condiviso in diretta l’attesa e la tensione di un’intera nazione: Felipe Nunes, direttore della società di analisi Quaest e professore alla Fundação Getúlio Vargas, snocciolava davanti ai miei occhi e a milioni di telespettatori, i dati dell’ultimo sondaggio. Chi sarà eletto presidente al ballottaggio del prossimo 25 ottobre? Le notizie indicano che il candidato di destra Flávio Bolsonaro si trova in testa per due punti percentuali sul candidato del Partito dei Lavoratori (PT), Luiz Inacio Lula da Silva, con preferenze pari al 46% a favore di Bolsonaro contro il 44% di Lula, il che corrisponde statisticamente alla “parità tecnica”, riporta Attuale.

Secondo Quaest, il primogenito dell’ex presidente Jair Bolsonaro potrebbe ottenere tra il 44% e il 48%, mentre il presidente uscente Lula potrebbe attestarsi tra il 42% e il 46%. Questo testa a testa testimonia una nazione spaccata, polarizzata agli estremi ideologici.

A incidere su questa serrata competizione, secondo Nunes, è il gruppo di elettori che al primo turno si è astenuto, votando scheda bianca o nulla. Tra di loro, il 43% dichiara di voler votare per Lula, mentre il 38% per Flávio. Ridurre il tasso di astensione rispetto al primo turno rimane fondamentale per Lula, che nutre ancora speranze di rimonta. L’analisi dell’elettorato conferma il forte vantaggio di Bolsonaro jr tra gli evangelici, che al 60% voteranno per lui, mentre solo al 28% per Lula. Le percentuali si ribaltano (60 a 31%) tra i beneficiari di Bolsa Familia, il sussidio economico mensile che Lula ha promesso di aumentare del 15%.

Ieri sera, a soli 11 giorni dal ballottaggio, Lula ha ottenuto un ulteriore aiuto inconsapevole: il Senato uscente, a larghissima maggioranza, ha approvato una modifica costituzionale sostenuta dal suo governo. Questa modifica mira all’abolizione della settimana lavorativa con un solo giorno di riposo, stabilendo un nuovo limite di 40 ore lavorative a settimana e introducendo per legge almeno due giorni di riposo, preferibilmente includendo la domenica e senza riduzione salariale.

Bolsonaro jr si era inizialmente opposto alla proposta, per poi cambiare rapidamente idea dopo una visita dal padre Jair, attualmente agli arresti domiciliari per un tentato golpe. Alla fine, il loro partito liberale ha lasciato libertà di voto ai suoi senatori. La lunga visita a GloboNews si è conclusa con un’intervista a Marcelo Lins, analista politico e anchorman della rete.

La newsletter proseguirà con approfondimenti sull’Argentina, grazie a servizi dettagliati di Massimiliano Jattoni dall’Asen, notizie dal mondo dell’intelligence curate da Guido Olimpio, e ulteriori rapporti sullo stato della povertà a livello globale, specialmente nel sud del mondo.

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