Licenziato per un euro e sessanta, il tribunale gli riconosce il risarcimento di 18 mensilità

15.01.2026 15:45
Licenziato per un euro e sessanta, il tribunale gli riconosce il risarcimento di 18 mensilità

Licenziamento per un caffè: il tribunale di Brescia ordina il risarcimento

Brescia, 15 gennaio 2026 – Un dipendente di una società bresciana ha ottenuto giustizia dopo essere stato licenziato per aver preso il resto di un caffè, con il tribunale che ha condannato l’azienda a pagargli un indennizzo. L’uomo, dopo aver impugnato il licenziamento, ha vinto la causa presso il Tribunale di Brescia e riceverà un risarcimento di 18 mensilità, riporta Attuale.

La vicenda cominciò nel mese di giugno del 2024, quando l’uomo, durante una pausa lavoro, utilizzò la macchinetta del caffè. Dopo aver inserito l’importo per un espresso, non ricevette il resto di circa 1 euro e 60 centesimi. Il giorno seguente, dopo aver segnalato il problema a un tecnico, recuperò le monete quando la macchinetta le restituì. Tuttavia, un collega lo vide prendere i soldi e, convinto che l’uomo stesse agendo senza consenso, informò il responsabile del personale.

Per evitare ulteriori problemi, il dipendente restituì le monetine, ma due settimane dopo ricevette un provvedimento di licenziamento dal datore di lavoro, motivato con l’accusa di approfittare della distrazione dell’operatore della macchinetta. L’uomo, dopo oltre 14 anni di lavoro, si sentì ingiustamente trattato e decise di impugnare il provvedimento, ottenendo il sostegno del tribunale, che lo ha considerato “del tutto sproporzionato”.

Decisione del tribunale e accettazione dell’indennizzo

Il tribunale di Brescia ha quindi condannato l’azienda a pagare 18 mensilità come indennizzo, pur riconoscendo la risoluzione del contratto lavorativo. L’uomo, che non ha mai chiesto di essere reintegrato, ha accettato il risarcimento.

Le accuse di minacce fisiche cadono

L’azienda aveva anche accusato il lavoratore di aver spintonato il collega che lo aveva visto prendere le monetine, minacciandolo. Tuttavia, il tribunale ha respinto tali accuse, sottolineando la genericità della contestazione e l’assenza di riferimenti specifici.

Rimaneva da chiarire la questione del consenso del tecnico della macchinetta, una questione che il tribunale ha ritenuto fosse di competenza dell’azienda. In ogni caso, il fulcro della decisione non era tanto se il dipendente avesse preso indebitamente le monete, ma se ci fossero state conseguenze negative per l’azienda.

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