Attacco missilistico dell’Iran alla base statunitense in Qatar
Lunedì sera, l’Iran ha lanciato 19 missili contro la base militare statunitense di al Udeid, situata a Doha, in Qatar. Questa base è la più importante degli Stati Uniti in Medio Oriente e normalmente accoglie circa 10.000 tra soldati e personale civile, di cui 8.000 sono cittadini americani. Tuttavia, il personale era già in stato di allerta da giorni e, prima dell’attacco, la base era stata in gran parte svuotata; fortunatamente, la maggior parte dei missili è stata intercettata, evitando gravi danni o perdite umane, riporta Attuale.
Quest’azione offensiva è stata una risposta dell’Iran ai bombardamenti statunitensi avvenuti nella notte tra sabato e domenica su tre impianti nucleari iraniani, tra cui quello di Fordo, noto per la sua difficile accessibilità poiché è situato all’interno di una montagna. Con questi bombardamenti, gli Stati Uniti hanno, di fatto, segnato un ingresso in guerra contro l’Iran a fianco di Israele. L’entità dei danni inflitti ai siti nucleari rimane incerta: si suppone che siano significativi, ma non è chiaro se le scorte di uranio arricchito siano state trasferite in tempo o distrutte durante gli attacchi. D’altra parte, la ritorsione iraniana è apparsa perlopiù simbolica.
Successivamente all’attacco su al Udeid, il Consiglio supremo di sicurezza iraniano ha rilasciato un comunicato evidenziando l’intenzione dell’Iran di non inasprire ulteriormente le ostilità nella regione. Tra le affermazioni, si sottolinea che il numero di missili lanciati corrisponde a quello delle bombe statunitensi, suggerendo che l’Iran consideri la propria azione come una risposta adeguata. Inoltre, il Consiglio ha chiarito che l’attacco non costituisce una minaccia per il Qatar e la sua popolazione, confermando il desiderio di mantenere buone relazioni storiche tra i due paesi.
Il presidente statunitense Donald Trump ha commentato la situazione parlando di un’esigenza di accordo: «È il momento della pace!» ha dichiarato attraverso il suo social Truth. Barak Ravid, un affermato giornalista esperto nei rapporti tra Stati Uniti e Israele, ha relazionato che l’attuale obiettivo di Trump sembra essere quello di terminare il conflitto. Questa posizione segna un cambiamento rispetto a giorni precedenti, quando Trump aveva sollecitato l’Iran a capitolare senza condizioni.
La tensione tra Iran e Israele era esplosa nella notte tra il 12 e il 13 giugno, quando Israele aveva iniziato a colpire alcune aree in Iran, compresa Teheran e vari siti del programma nucleare iraniano. Israele percepisce le potenzialità nucleari dell’Iran come una grave minaccia per la propria sicurezza e cerca di evitare che l’Iran sviluppi armi nucleari. L’Iran, pur negando formalmente tali intenzioni, ha raggiunto livelli di arricchimento dell’uranio superiori a qualsiasi utilizzo pacifico.
In risposta ai bombardamenti, l’Iran ha effettuato lanci di missili e droni su diverse città israeliane, causando la distruzione di interi edifici e ingenti danni. Secondo le statistiche governative israeliane, almeno 24 persone sono state uccise. In Iran, i dati ufficiali sulle vittime non sono aggiornati da oltre una settimana, ma la ONG statunitense Human Rights Activists in Iran (HRAI) ha riferito che il numero di morti nel paese è arrivato a 950.