Roma, 20 maggio 2026 – La comunicazione politica ha subito una profonda metamorfosi con l’avvento dei social network, spostandosi da un modello verticale e istituzionale a una modalità di interazione continua e immediata, sempre più orientata ai linguaggi delle varie piattaforme. Se in passato i leader comunicavano con il pubblico attraverso televisioni, giornali e comizi, oggi il legame con gli elettori si instaura principalmente attraverso i social, che hanno modificato i criteri di consenso e il modo di comunicare. A riflettere su questo fenomento è stato l’incontro “I social e la comunicazione politica: dalla partecipazione alla polarizzazione”, organizzato da Inrete a Roma, introdotto dall’amministratore delegato Simone Dattoli, riporta Attuale.
Al centro della nuova comunicazione politica ci sono i contenuti video. “Oggi il formato principale è rappresentato dai video”, osserva Pietro Dettori, fondatore di Esperia Italia ed ex responsabile Social M5S, evidenziando come reel, clip brevi e contenuti dinamici siano diventati predominanti. La politica si è adattata alle logiche degli algoritmi, che “premiano il contenuto”, a prescindere dalla sua origine, sia essa un leader politico, un influencer o un’azienda. Resta cruciale la capacità dei leader di interagire direttamente con il pubblico, mentre la domanda su cosa ci attende nel futuro si fa pressante: “Quale sarà la prossima mossa? Prima o poi i reel stancheranno”.
La sovraesposizione stanca e TikTok cambia il consenso
Un aspetto determinante è quello della sovraesposizione. Daniele Cinà, responsabile social del Sindaco di Roma Capitale, Roberto Gualtieri, avverte che una presenza costante sui social può comportare dei rischi: “Dobbiamo fare un po’ meno, perché se si è sovraesposti il rischio è che la persona passi oltre”. In sostanza, l’eccesso di esposizione può generare assuefazione e indifferenza nel pubblico. Pertanto, “sapersi dosare è un’altra attitudine da perseguire”.
La politica, dunque, deve imparare a gestire i ritmi e le quantità della comunicazione. Secondo Cinà, TikTok ha rappresentato una vera rivoluzione perché “ha sganciato il meccanismo del following da chi vede il contenuto”. Non è più solo il numero di follower a contare: l’algoritmo decide cosa mostrare e a chi, ampliando le possibilità di raggiungere un pubblico al di fuori della propria area di copertura politica. Questo ha trasformato le campagne elettorali e il modo in cui si costruisce il consenso online. Tuttavia, l’adattamento ai linguaggi social può avere effetti negativi sull’immagine istituzionale. Il responsabile social di Gualtieri mette in guardia da amministratori locali che seguono ossessivamente i trend: “Il sindaco si dimentica di essere sindaco, segue troppo i trend. Si danneggia l’istituzione che rappresenta”. Si tratta di un delicato equilibrio che coinvolge anche leader internazionali come Donald Trump, noto per sapersi adattare a qualsiasi formato comunicativo pur di mantenere alta l’attenzione pubblica.
I social riscrivono le regole della comunicazione politica
Cristiano Bosco, responsabile social di Matteo Salvini, colloca questa trasformazione in un contesto generazionale più ampio. La generazione cresciuta durante il passaggio dall’analogico al digitale si è progressivamente adattata ai social, mentre ora emerge una nuova fase: “La Generazione Z è nata digitale”.
I giovani consumano informazione quasi esclusivamente tramite social e hanno sviluppato un linguaggio proprio, molto distante da quello della comunicazione politica tradizionale. TikTok, in particolare, “ha riscritto le regole”: una piattaforma video che riesce a trattenere gli utenti per ore grazie agli algoritmi. In questo ecosistema, diversi formati come video brevi, podcast e meme stanno guadagnando popolarità. I meme, in particolare, sono diventati strumenti centrali nella comunicazione contemporanea, capaci di “raccontare una situazione in modo semplice e veloce”, mentre servono anche a ridicolizzare avversari politici e temi pubblici. Questa strategia è utilizzata anche negli Stati Uniti, con il profilo ufficiale della Casa Bianca che impiega linguaggi ironici e meme.
Il successo online è diventato offline
I social hanno, inoltre, influenzato concretamente il coinvolgimento politico delle nuove generazioni. “Il successo online è diventato offline”, osserva Cinà, osservando come gli studenti reagiscano con entusiasmo quando incontrano dal vivo figure politiche viste quotidianamente sui social, come il Primo Cittadino di Roma. La popolarità digitale si traduce in riconoscibilità reale e capacità di mobilitazione. Nel complesso, la comunicazione politica contemporanea si mostra sempre più legata ai meccanismi delle piattaforme, caratterizzata da velocità, immediatezza, personalizzazione e intrattenimento. La sfida per i leader resta quella di trovare un equilibrio tra consenso, autenticità e credibilità istituzionale in uno spazio comunicativo dominato dagli algoritmi e dall’attenzione costante del pubblico.