Il commento di Luciano Belli Paci sui recenti eventi in Israele
«Quella scena è uno scempio, è inaccettabile. Ancora prima del diritto internazionale, c’è il rispetto della dignità umana». Con queste parole, Luciano Belli Paci, figlio della senatrice Liliana Segre e membro dell’esecutivo nazionale di Sinistra per Israele-Due popoli due Stati, ha commentato le immagini degli attivisti della Flotilla ammanettati e derisi dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir. «Persino il premier Benjamin Netanyahu e il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar hanno reagito, ma i nodi vengono al pettine», riporta Attuale.
A che cosa si riferisce?
«Netanyahu ha la responsabilità politica, direi storica a questo punto, di avere portato al governo, pur di rimanere in sella, forze come il partito di Ben-Gvir e quello del ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich. Non semplici formazioni di estrema destra, ma eredi del partito Kach, fascistoide e razzista, dichiarato fuorilegge e terrorista già nel 1994. L’episodio che ha coinvolto i membri della Flotilla è stato orrendo, ma questi partiti nel governo rappresentavano già una vergogna per Israele».
Le posizioni diventeranno ancora più estreme in vista delle elezioni politiche?
«Temo di sì, anche per la concorrenza all’interno dello schieramento di destra. Ben-Gvir vuole fare il pieno di voti tra le componenti più radicali. I sondaggi danno in vantaggio i partiti d’opposizione. Come ha detto pochi giorni fa David Grossman al Salone del Libro di Torino, una vittoria della destra di Netanyahu sarebbe fatale per la società israeliana».
La reazione del governo italiano
Ieri, il governo italiano ha convocato l’ambasciatore israeliano, pretendendo «le scuse per il trattamento riservato ai manifestanti» e chiedendo il rilascio degli attivisti. Dalle opposizioni si invocano sanzioni e la rottura degli accordi di cooperazione con Israele. «Sanzioni mirate, ad esempio contro Ben-Gvir, Netanyahu e i coloni violenti, possono essere utili. Sanzioni indiscriminate farebbero il gioco del premier, perché la destra ultra-nazionalista israeliana punta da sempre sul complesso di accerchiamento. Quello che si dovrebbe fare è sostenere l’opposizione, che in Israele c’è. Un appoggio anche materiale, ad esempio attraverso raccolte fondi, specie in vista di queste elezioni in cui si gioca non solo il destino d’Israele ma della politica mondiale».
Una questione di antisemitismo e responsabilità
Poche settimane fa, al Memoriale della Shoah di Milano, sua madre Liliana Segre ha parlato delle minacce di morte che riceve. L’antisemitismo non ha giustificazioni, ma quanto pesano di fatto episodi come quello del ministro Ben-Gvir nel clima di crescente odio anti-ebraico? «Vanno distinte causa e occasione. I crimini del governo Netanyahu non causano l’antisemitismo, una malattia che c’era già, ma forniscono l’occasione perché si manifesti e diventi socialmente accettata. Perciò con Sinistra per Israele chiediamo alle forze con cui ci rapportiamo, partiti, associazioni, movimenti, di mettere paletti chiari, di esplicitarli, affinché una giusta indignazione non degeneri in altro. Tanto più, quindi, sostenere le opposizioni israeliane in vista del voto è anche un invito all’opinione pubblica a non fare di ogni erba un fascio, a non condannare gli israeliani nel loro complesso e, per contagio, tutto il popolo ebraico ovunque nel mondo. A non sdoganare quel principio razzista della colpa collettiva, che è sempre sbagliato a qualunque popolo venga applicato».