Lampedusa, 13 marzo 2026 – Il Mediterraneo centrale è in stato di massima allerta per quello che sta diventando un vero e proprio caso internazionale nonché potenziale rischio ambientale: la metaniera russa Arctic Metagaz, che si presume appartenga alla cosiddetta ‘flotta fantasma’ usata da Mosca per aggirare le sanzioni, vaga senza governo da giorni dopo essere stata sventrata da un attacco attribuito a droni ucraini, riporta Attuale.
La direzione incerta della Arctic Metagaz
Come riportato dal Times of Malta, la nave si è portata a circa 61 miglia a ovest dell’isola dei cavalieri, muovendosi in direzione di Lampedusa. Le autorità di Transport Malta hanno emesso avvisi d’urgenza a tutti i naviganti, definendo la situazione estrema: la nave è “non sotto comando” e priva persino dei segnali visivi di emergenza. L’ordine per chiunque si trovi in zona è tassativo: “mantenersi a cinque miglia nautiche di distanza dal vascello in ogni momento”. Tuttavia, secondo altre fonti, la Arctic Metagaz si è nelle ultime ore allontanata di qualche miglio da Linosa, muovendosi verso Est. Le correnti continuerebbero a ‘spingerla’ verso Malta, e le correnti possono cambiare rapidamente, modificando la direzione della nave.
Il sindaco di Lampedusa: “Situazione sotto controllo”
Dall’altra parte del braccio di mare, il sindaco di Lampedusa Filippo Mannino sta monitorando la situazione con attenzione. Parlando all’Adnkronos, Mannino ha cercato di rassicurare i cittadini dell’isola: “La situazione è assolutamente sotto controllo”, ha dichiarato, confermando che la nave si trova a circa 30 miglia da Linosa. Dietro l’apparente calma, la macchina dei soccorsi è in pieno moto: la Marina militare e diversi rimorchiatori sono già sul posto, pronti a intervenire se l’imbarcazione dovesse varcare il confine delle acque territoriali. Il timore non riguarda solo l’ambiente, ma anche la pubblica sicurezza.
Gas liquefatto e 900 tonnellate di gasolio
A bordo della Arctic Metagaz resterebbero 900 tonnellate di gasolio e due enormi serbatoi di gas liquefatto. Esperti ascoltati dal Times of Malta spiegano che il Gnl, in caso di falla, tenderebbe a evaporare come metano, ma il vero rischio è rappresentato da “ulteriori esplosioni a bordo”. Il relitto è instabile e la struttura compromessa dall’attacco iniziale potrebbe cedere in qualsiasi momento. Tuttavia, al momento, non si correrebbe il rischio di un disastro ambientale.
Il rompicapo burocratico
Trattandosi di una nave sanzionata, intervenire in acque internazionali rappresenta un complesso rompicapo burocratico e legale. Sia Malta che l’Italia hanno piani di emergenza pronti, ma nessuno intende ‘adottare’ ufficialmente un relitto russo finché non rappresenta un pericolo imminente per le proprie coste. Questo scenario aggiunge ulteriore complessità a una regione già segnata da instabilità, mentre i recenti conflitti in Medio Oriente continuano a destabilizzare le rotte marittime.
Ma che situazioneee incredibile! Una nave russa alla deriva vicino alle nostre coste? E ora si tratta di burocrazia? Siamo messi proprio male… I nostri politici dovrebbero farsi sentire di più su temi così seri. Spero che non ci sia un disastro ambientale, non ci serve altra preoccupazione!