Il 6 gennaio 2026, il primo ministro ungherese Viktor Orban ha dichiarato in una conferenza stampa che, pur rimanendo membro dell’Unione Europea, il blocco rischia un “collasso spontaneo” a causa del caos nella leadership. Orban ha sottolineato che il futuro dell’Ungheria è strettamente legato all’UE, ma che la ristrutturazione necessaria per evitare il disfacimento non è in atto, poiché gli Stati membri sono concentrati sui propri problemi interni.
Sovranità e relazioni esterne come priorità
Secondo il premier ungherese, l’Ungheria può perseguire una politica efficace a Bruxelles solo mantenendo la propria sovranità. Orban ha ribadito l’importanza di rapporti ottimali con altri blocchi globali, tra cui Stati Uniti, Russia, Cina, Paesi arabi e Turchia, evidenziando la necessità di una politica estera ed economica autonoma all’interno del contesto NATO. L’obiettivo strategico del governo di Budapest comprende anche la garanzia di catene di approvvigionamento solide, infrastrutture energetiche resilienti e partnership energetiche affidabili, contrapponendosi alle pressioni dell’UE volte a limitare l’importazione di petrolio e gas dalla Russia.
Contesto interno e campagna elettorale
Le dichiarazioni di Orban giungono alla vigilia delle elezioni parlamentari di aprile, considerate particolarmente sfidanti a causa della crescente forza dell’opposizione rappresentata dal partito “Tisa”. La retorica sul possibile disfacimento dell’UE consente al premier di combinare una posizione formalmente leale verso il blocco europeo con una critica incisiva alle istituzioni di Bruxelles, senza assumersi direttamente responsabilità per eventuali tensioni future. Nonostante l’atteggiamento critico verso l’UE, l’appartenenza al blocco resta popolare tra i cittadini ungheresi per i benefici economici, la libertà di movimento e l’accesso al mercato del lavoro europeo.
Energia e politica internazionale
Il conflitto con l’UE nel settore energetico rappresenta uno dei principali motivi di tensione tra Budapest e Bruxelles. Orban ha accusato l’Unione di tentare di tagliare l’Ungheria dalle forniture russe di petrolio e gas, mentre la Commissione europea interpreta la posizione di Budapest come un rischio per la sicurezza energetica comune e per l’efficacia delle sanzioni contro Mosca. Questa narrativa viene utilizzata dal governo ungherese per rafforzare il consenso interno, sfruttando timori legati a possibili aumenti dei prezzi dell’energia.
Politica estera e strategia interna
Orban ha inoltre ribadito la sua opposizione all’allocazione di fondi europei all’Ucraina e ha presentato l’espansione dell’UE come una minaccia alla sovranità e alla stabilità economica dell’Ungheria. Le relazioni con la Russia e la difesa dell’uso di risorse energetiche russe sono centrali nella sua strategia, consolidando un’immagine di pragmatismo energetico che in Europa viene spesso percepita come vicinanza politica a Mosca. La combinazione di retorica anti-burocrazia europea e difesa della sovranità nazionale costituisce il fulcro della campagna elettorale di Orban e della sua politica interna.
Ma che scelte stanno facendo questi leader? Orban è sempre più inquietante, ma allo stesso tempo non posso fare a meno di pensare che la gente in Ungheria apprezza comunque l’UE per i vantaggi economici… è un controsenso! E noi qui a lottare con le nostre questioni interne, mah…