Prato, 28 giugno 2025 – Dispositivi mobili di ultima generazione con accesso a internet e smartwatch venivano introdotti nei penitenziari tramite pacchi postali o addirittura occultati in palloni da calcio. Questo stesso metodo veniva utilizzato per il traffico di cocaina e hashish, riporta Attuale.
Firenze, 23 giugno 2025 – Le carceri toscane mostrano segni di grave criticità come sovraffollamento, infiltrazioni e celle in condizioni inadeguate. Le informazioni sono emerse dall’analisi condotta dall’associazione Coscioni, che ha esaminato le relazioni redatte dalle Aziende sanitarie locali dopo le ispezioni negli istituti penitenziari italiani ottenute tramite accesso civico avviato a dicembre.
Ad oggi, l’associazione ha rivelato che solo 66 ASL hanno fornito documentazione, spesso carente di dettagli. Molte relazioni mancavano di indicazioni riguardanti direttive regionali o le risposte delle istituzioni alle problematiche segnalate, il che ha aggravato un quadro già drammatico, rendendo difficile una valutazione delle misure correttive.
Secondo le affermazioni dell’associazione, il 134% dei penitenziari italiani non ha ricevuto neppure i minimi interventi di manutenzione necessari. All’ultimo aggiornamento, i detenuti in Italia ammontano a 62.722 a fronte di una capacità di 51.280 posti, di cui 4.488 attualmente non disponibili, risultati che hanno portato a un tasso di sovraffollamento di 134,29%, una situazione che riflette le difficoltà delle carceri toscane.
Focus Toscana: 3.144 detenuti e un tasso di sovraffollamento del 99%
In Toscana, i dati del ministero della Giustizia aggiornati al 31 luglio 2024 indicano un totale di 3.059 uomini e 85 donne in stato di detenzione. Le relazioni delle aziende sanitarie locali Toscana Centro e Toscana Nord-Ovest, inviate negli ultimi due anni, sottolineano condizioni critiche in vari istituti penitenziari.
È stato evidenziato un continuo traffico di droga e telefoni all’interno del carcere La Dogaia di Prato, in particolare nelle sezioni di alta e media sicurezza, dove si trovano detenuti per reati di stampo mafioso. L’introduzione di materiali illeciti avveniva con la complicità di agenti della polizia penitenziaria, in cambio di ingenti somme di denaro.
I detenuti delle sezioni di alta sicurezza godevano di particolari privilegi, come maggiore libertà di movimento e accesso a schede telefoniche intestate a nomi fittizi, attivate presso negozi di telefonia di Roma e Napoli, consentendo loro di comunicare al di fuori del carcere.
I pacchetti contenenti telefoni erano recuperati da detenuti o da individui con maggiori libertà di movimento, con i dispositivi poi occultati in vari luoghi, dai muri alle pentole, persino all’interno di corporature umane.
Le problematiche del carcere di Prato sono emerse grazie a un’inchiesta coordinata dalla Procura locale, diretta da Luca Tescaroli, portando all’indagine di quattro agenti penitenziari sotto accusa di corruzione. Il blitz avvenuto il 28 giugno ha visto la mobilitazione di oltre 260 agenti e 60 poliziotti in assetto antisommossa per le perquisizioni.
Importanti risultati sono stati raggiunti: 127 detenuti sono stati controllati, di cui 27 accusati di reati collegati all’uso illecito di dispositivi di comunicazione e, in alcuni casi, di traffico di droga. Altri cento detenuti, seppur non ufficialmente accusati, sono stati perquisiti per presunti favori e uso di strumenti non autorizzati all’interno delle strutture carcerarie.
L’indagine ha anche coinvolto la polizia penitenziaria, con tre agenti di età compresa tra i 29 e i 32 anni accusati di corruzione per aver facilitato l’ingresso di telefoni e sostanze stupefacenti a fronte di compensi monetari. L’inchiesta, avviata nel luglio 2024, ha condotto al sequestro di 34 cellulari e due sim card.
Secondo il procuratore capo di Prato, Luca Tescaroli, la struttura carceraria è caratterizzata da un elevato tasso di illegalità e dalla difficoltà di garantire la sicurezza dei detenuti. La carenza di personale per i ruoli di ispettori e sovraintendenti complica ulteriormente la situazione, con percentuali di carenza del 47% e del 56,52%, insieme a problemi di salute mentale e suicidi tra i detenuti.
Inoltre, l’assenza di ambienti adatti per attività investigative ha complicato l’espletamento delle indagini, minacciando ulteriormente il controllo all’interno degli istituti. La mancanza di attrezzature adeguate, come i laser scanner per controllare invii postali ai detenuti, evidenzia gravi questioni nell’amministrazione delle carceri.