Protesta contro l’emendamento FdI per la raccolta firme: le reazioni
L’emendamento di FdI aumenta a 6mila le firme necessarie ai nuovi partiti per presentare le proprie liste in tutti i collegi. Progetto Civico protesta sotto Palazzo Madama con Conte e Bonelli. Futuro Nazionale attacca: «Un’operazione marchetta», riporta Attuale.
Oggi, 14 settembre, rappresentanti e membri del neonato Progetto Civico, fondato a giugno dal leader Alessandro Onorato, si sono riuniti a Palazzo Madama per protestare contro l’emendamento presentato da FdI al Senato. La disposizione, contenuta nel dibattito sulla nuova legge elettorale, innalza il numero di firme necessarie ai partiti non presenti in Parlamento per partecipare alle elezioni.
Il nuovo emendamento, firmato dalla senatrice Antonella Zedda, prevede un incremento delle sottoscrizioni richieste: da 1.500-2.000 a un minimo di 6.000 e un massimo di 7.000 firme per collegio. Questa misura, secondo i manifestanti, potrebbe penalizzare le forze politiche di recente formazione e prive di rappresentanza parlamentare.
La protesta di Progetto Civico. Onorato: «Oggi tocca a noi, domani potrebbe toccare a voi»
«Oggi tocca a noi, domani potrebbe toccare a voi», ha dichiarato Onorato, leader di Progetto Civico Italia, durante la manifestazione. Ha chiesto chiarimenti alla premier Giorgia Meloni riguardo alle diverse soglie di firme imposte in passato. «Nel 2013, quando ebbe l’1,9%, raccogliendo solo 40mila firme, è ingiusto che noi oggi dobbiamo raccoglierne 400mila», ha detto, aggiungendo che l’emendamento esclude le firme digitali. Ha anche critico nei confronti di altri partiti: «Vogliono obbligarci a fare come Vannacci, a trovare qualche deputato e non raccogliere firme».
Onorato ha anche coinvolto il presidente del Senato: «Quando La Russa fondò Fratelli d’Italia nel 2013, chiese l’esenzione totale». La Vardera ha sostenuto che gli italiani devono decidere liberamente chi deve entrare in Parlamento.
Il sostegno del campo largo. Conte: «È un’oscenità». Bonelli: «Meloni si dimentica da dove è venuta»
Alla manifestazione hanno partecipato anche esponenti del campo largo, tra cui Giuseppe Conte (M5s) e Angelo Bonelli (Avs). Conte ha descritto le nuove misure come «oscenità antidemocratiche» e ha promesso di combattere affinché tutti possano avere una rappresentanza politica. Bonelli ha criticato Meloni, ricordando le sue origini politiche e denunciano la sua attuale posizione, dicendo che non dovrebbe dimenticare da dove è partita.
Cosa prevede l’emendamento a prima firma Zedda (FdI)
L’emendamento 1.321, approvato venerdì scorso, è stato discusso per alzare drasticamente il costo d’accesso per i nuovi partiti. Non si tratta solo del numero minimo di firme, ma di quelle necessarie per presentare liste in tutti i collegi. Il numero complessivo dei collegi plurinominali in Italia è 75 (49 alla Camera e 26 al Senato), il che significa che servirebbero tra 450mila e 525mila firme in totale.
Quali partiti sarebbero penalizzati
La protesta di Progetto Civico è sostenuta, anche se isolata, da realtà come Rifondazione Comunista. I partiti con rappresentanza parlamentare come Italia Viva e Azione non sono colpiti dalla nuova richiesta di firme, continuano a stabilire requisiti di 1.500-2.000 firme per collegio. Anche +Europa e Futuro Nazionale rimangono sotto l’attuale legislazione ma si lamentano della disparità.
La protesta di Futuro Nazionale
Nonostante la sua posizione favorevole, il partito dell’ex generale Vannacci si è lamentato della discriminazione, sottolineando che per partecipare alle elezioni dovrà raccogliere 150.000 firme, mentre partiti di sinistra come Avs e Italia Viva sarebbero esentati. Ziello ha denunciato questa situazione come un’«operazione marchetta» a favore della sinistra.
L’eccezione in caso di elezioni anticipate
Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha rassicurato che in caso di elezioni anticipate il numero di firme necessarie verrebbe abbattuto del 50%.
Renzi: firme necessarie per «evitare frammentazione»
Il senatore Matteo Renzi ha difeso le nuove misure, affermando che le firme per candidarsi e lo sbarramento al 3% sono necessarie per evitare la frammentazione. Ha invitato i partiti a superare gli sbarramenti piuttosto che contestarli, mentre Onorato ha preferito non rispondere direttamente a Renzi.