Legge elettorale, aumento delle firme per le liste civetta: da 1.500 a 6.000 per collegio

12.09.2026 02:35
Legge elettorale, aumento delle firme per le liste civetta: da 1.500 a 6.000 per collegio

Nuove norme sul voto in Italia: aumento delle firme e rischi per la democrazia

Roma, 12 settembre 2026 – Il Senato italiano ha approvato un emendamento che aumenta drasticamente i requisiti per le forze politiche non rappresentate in Parlamento, portando il numero di firme necessarie da 1.500 a 6.000 per collegio. Per presentarsi in tutti i 49 collegi di Montecitorio, saranno necessarie quasi 300mila firme, un ostacolo significativo per i nuovi partiti. La norma, difesa dal centrodestra come un filtro contro le cosiddette “liste civetta”, sta suscitando forti proteste tra gli esclusi dal Palazzo, con Alessandro Onorato che la definisce “palesemente liberticida”, mentre Giuseppe Conte ha chiesto l’intervento del Presidente Mattarella “contro una norma vergognosa”, riporta Attuale.

Il compromesso che ha portato a questa decisione, mediato dal presidente Ignazio La Russa, si discosta dalla proposta iniziale di Fratelli d’Italia, che prevedeva requisiti ancora più severi. Nonostante le giustificazioni del centrodestra, resta alta la tensione rispetto a una legge considerata da molti come un tentativo di blindare il sistema politico e limitare l’accesso a nuove voci.

Casini: “Ci penserà la Consulta”

Tuttavia, c’è una via d’uscita per chi riesce a formare una componente nel gruppo Misto, poiché in tal caso le firme da raccogliere si dimezzano. Il Movimento 5 Stelle ha già offerto supporto ad Onorato, ma i dubbi sulle leggi rimangono. Pier Ferdinando Casini ha dichiarato in Aula che “Ci penserà la Consulta”, un’opinione condivisa anche dal costituzionalista Stefano Ceccanti, che sottolinea come il divario tra coloro che non devono raccogliere firme e chi deve trovare 300mila sia irragionevole.

La preoccupazione per i banchetti richiesti per la raccolta delle firme si intensifica in vista dell’eventuale voto anticipato. Ignazio La Russa ha fatto notare che in caso di votazioni anticipate, il numero di firme necessarie verrebbe ridotto della metà. Ha inoltre suggerito che “un voto a settembre sarebbe anomalo”, alimentando speculazioni sulla fretta dell’esecutivo di andare al voto prima di un possibile pronunciamento della Consulta che potrebbe contestare la legge.

Ok alla norma anti-cespugli

Inoltre, il centrodestra ha protetto il meccanismo della norma anti-cespugli, che prevede che le liste con meno del 3% non ottengano seggi e “donino” i loro consensi all’alleanza. Giorgia Meloni ha descritto questa come una vittoria per la democrazia, affermando che gli italiani potranno scegliere il loro rappresentante. Tuttavia, ad avviso di Federico Fornaro, solo il 19,6% dei deputati e il 18,9% dei senatori sarebbero effettivamente eletti con preferenze, a causa di un sistema di capilista bloccati.

La situazione si sposta ora alla Camera dei Deputati, dove a luglio ci sono stati contrasti proprio sulle preferenze e la parità di genere. Con il passaggio finale a scrutinio segreto, l’ipotesi di blindare la riforma con la fiducia è considerata la strategia più sicura per evitare sorprese, dimostrando che le regole del gioco si scrivono in fretta.

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