Roma, 6 dicembre 2025 – Una raccolta firme è stata avviata per difendere “un servitore dello Stato” dall’azione di quello stesso Stato al quale, secondo i firmatari, “con il suo lavoro ha dato lustro”. I nomi dei promotori non sono noti a tutti, ma la loro storia è potente: Adriana Musella, figlia di Gennaro, ucciso dalla ’Ndrangheta; Carmine Mancuso, figlio di Lenin, assassinato da Cosa Nostra insieme al giudice Terranova; Luciano Traina, fratello di Claudio, morto in via D’Amelio con Paolo Borsellino. Decine di familiari delle vittime di mafia si dicono “disorientati” da una giustizia che “non è quella in cui abbiamo creduto”, riporta Attuale.
Le ragioni della raccolta firme
Il motivo di questa mobilitazione è la condanna a quattro anni che pesa nuovamente su Renato Cortese, dopo dodici anni, quattro processi, un’assoluzione perché il fatto non sussiste e un’arringa di due ore del procuratore generale della Corte d’Appello di Firenze a suo favore. Cortese, fino all’11 aprile 2006, quando fu visto per la prima volta a volto scoperto accompagnare in carcere Bernardo Provenzano, era conosciuto semplicemente come l’acchiappalatitanti.
Chi è Renato Cortese
Attualmente prefetto e direttore centrale delle Specialità della Polizia di Stato, Cortese è stato l’uomo che per quasi venti anni ha inseguito i mafiosi più pericolosi. Provenzano fu catturato grazie a un metodo astuto: seguire le buste di cicoria che erano il suo cibo preferito. Anche Brusca cadde nelle sue mani utilizzando un ingegnoso stratagemma che coinvolgeva un motorino. Oggi, però, si trova a fronteggiare quattro anni di pena a causa del caso Shalabayeva, che coinvolge la moglie del dissidente kazako Ablyzov. Questo scandalo diplomático ha portato a condanne, compresa quella di Cortese, nel 2020, sebbene nel 2022 la Corte d’Appello di Perugia avesse assolto tutti, definendo la condanna di primo grado come “lunare” e “un romanzo senza prove”. Tuttavia, la Cassazione ha dato seguito a un processo d’appello bis, ripristinando le condanne nello scorso novembre, contro l’aspettativa di conferma dell’assoluzione proposta dal procuratore generale.
L’appello dei familiari
Ora, l’appello dei parenti delle vittime di mafia ha già raccolto più di mille firme in poche ore. Salvatore Borsellino ha dichiarato riguardo a Cortese: “Non conosco la vicenda processuale ma ho sempre stimato Cortese e lo stimo tuttora”. Anche don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, nel 2022 espresse il suo sostegno a Cortese in un evento a Palermo. L’opera con il titolo “Un cortese silenzio” ha rappresentato simbolicamente la risposta di Cortese allo Stato, che lo sta giudicando da dodici anni.