«Satluj», il film indiano sulla repressione dei sikh subisce il divieto del governo Modi

19.07.2026 22:25
«Satluj», il film indiano sulla repressione dei sikh subisce il divieto del governo Modi

Divieto di proiezione per il film “Satluj”: la censura del governo indiano suscita proteste

Il film “Satluj” del regista Honey Trehan, che affronta la repressione del movimento separatista sikh in India, è stato rimosso da una piattaforma di streaming dopo meno di 48 ore dalla sua pubblicazione. Il governo indiano ha imposto il divieto di proiezione, affermando che il film presenta una minaccia per la sicurezza nazionale, riporta Attuale.

Il progetto, originariamente intitolato “Ghallughara” (grande distruzione), ha subito numerosi blocchi burocratici in oltre tre anni di lavoro. Trehan, cresciuto nel Punjab, ha sperimentato in prima persona gli effetti della violenza dello Stato indiano contro la comunità sikh durante gli anni Ottanta e Novanta, un periodo caratterizzato da migliaia di persone scomparse e assassinate. Il film si concentra su Jaswant Singh Khalra, un attivista noto per aver documentato le cremazioni illegali di detenuti politici, assassinato nel 1995. La sua figura rimane un simbolo di giustizia e verità nel Punjab.

Il Ministero dell’Informazione ha dichiarato che “Satluj” presenta una narrazione sbilanciata della storia recente e minimizza le responsabilità dei militanti, rischiando di aumentare le tensioni sociali. Trehan, tuttavia, sostiene che il film è basato su evidenze storiche e testimonianze documentate. Ancora prima del divieto, il regista aveva affrontato una lunga battaglia con il Central Board of Film Certification, che aveva richiesto modifiche significative al contenuto, incluse l’eliminazione di riferimenti a uccisioni e abusi da parte della polizia.

Tra le richieste più sorprendenti, i censori hanno chiesto di cambiare il nome di Trilokpuri, dove avvennero massacri di sikh nel 1984, in un toponimo inventato a carattere musulmano. Trehan ha interpretato questa modifica come un tentativo di riscrivere la verità storica. Frustrato per la situazione, ha scelto di distribuire il film online, un’azione teoricamente esente da approvazioni preventivo; tuttavia, anche in questo caso, la censura del governo ha colpito la sua opera.

Il divieto ha portato a reazioni diffuse. In Punjab, molte associazioni e gurdwara hanno organizzato proiezioni clandestine del film, attirando migliaia di spettatori. Per le famiglie delle vittime della repressione, assistere a “Satluj” è diventato un modo per onorare la memoria dei loro cari. Un testimone ha affermato al Guardian che il film rappresenta la sua unica testimonianza su un passato doloroso.

Il caso di “Satluj” non è isolato, dato che la libertà artistica in India è sempre più sotto pressione. Critiche sono state mosse al Central Board of Film Certification, accusato di limitare la narrazione e di bloccare film che trattano temi delicati come gli abusi statali e le tensioni religiose. La maggior parte delle opere che affrontano questi argomenti si trova ad affrontare forti limitazioni, o viene costretta a modifiche drastiche.

Recenti film come “The Kashmir Files” e “The Kerala Story”, in contrasto, hanno ottenuto il via libera senza difficoltà, essendo allineati con la narrativa del governo. Questi film sono stati criticati per le loro rappresentazioni parziali, che i detrattori affermano abbiano alimentato l’islamofobia e distorto la realtà storica.

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