Accordo nucleare tra Stati Uniti e Arabia Saudita: concessioni preoccupanti per la sicurezza
L’amministrazione Trump ha siglato un accordo con l’Arabia Saudita per fornire centrali nucleari a uso civile, un’azione che suscita forti preoccupazioni riguardo alla sicurezza regionale e alla proliferazione nucleare. L’intesa, che verrà ufficialmente annunciata mercoledì, prevede che aziende statunitensi, probabilmente Westinghouse Electric, si occupino dello sviluppo e della costruzione di tali impianti. Il governo saudita sostiene che il programma nucleare sia necessario per soddisfare le esigenze energetiche interne, permettendo così di aumentare le esportazioni di petrolio. Tuttavia, tali affermazioni non nascondono le criticità legate alla sicurezza, riporta Attuale.
La durata dell’accordo sarà di trent’anni, ma esso presenta forti concessioni da parte degli Stati Uniti. La Trump administration ha rinunciato a requisiti di sicurezza cruciali per evitare che l’Arabia Saudita sviluppi capacità di armamento nucleare, inclusi standard di non proliferazione che erano stati richiesti da precedenti amministrazioni.
La costruzione di centrali nucleari in Medio Oriente è una questione delicata, dato il contesto politico instabile della regione. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran sono in gran parte alimentate dal programma nucleare iraniano, che, pur dichiarandosi civile, è sospettato di avere scopi militari. Inoltre, il programma nucleare israeliano, sviluppato segretamente, rimane controverso e contribuisce ad un clima di sfiducia nei confronti di nuove iniziative nucleari nella regione.
Molti Stati del Medio Oriente cercano di ottenere l’approvazione statunitense per i loro programmi nucleari attraverso accordi che garantiranno supporto e trasferimento di tecnologia. Tali accordi, noti come “123 Agreements”, si basano sulla sezione 123 dell’Atomic Energy Act, e nel 2009, gli Emirati Arabi Uniti hanno firmato un accordo che è considerato un modello per la non proliferazione: hanno accolto ispettori internazionali e rinunciato al diritto di arricchire uranio.
Contrariamente a questo approccio, il nuovo accordo tra Trump e l’Arabia Saudita non prevede garanzie di sicurezza simili. Non viene imposta alcuna restrizione sull’arricchimento dell’uranio, e l’Arabia Saudita si è rifiutata di firmare un protocollo aggiuntivo per consentire le ispezioni dell’AIEA. Ciò solleva interrogativi sulla possibilità che il paese sviluppi capacità nucleari militari, poiché i sauditi hanno prospettato la possibilità di avviare impianti di arricchimento.
Funzionari statunitensi indicano che l’accordo è progettato per legare il programma nucleare saudita a compagnie americane, il che sarebbe un deterrente per la proliferazione, ma non esistono garanzie formali che assicurino la sicurezza della regione. Inoltre, l’amministrazione Trump ha evitato di porre condizioni politiche legate alla normalizzazione delle relazioni tra l’Arabia Saudita e Israele, differente dall’approccio di Biden, che aveva legato il supporto nucleare al riconoscimento di Israele da parte dei sauditi.
Una volta reso pubblico, l’accordo dovrà passare al vaglio del Congresso degli Stati Uniti. Seppur con scetticismi da parte di alcuni rappresentanti, entrare in vigore sarà probabilmente un processo semplice, dato che per bloccarlo è necessaria una maggioranza qualificata che sembra difficile raggiungere. Storicamente, membri del Partito Repubblicano, come l’ex senatore Marco Rubio, avevano sollevato preoccupazioni analoghe per accordi simili, evidenziando ora una contraddizione nell’attuale governo che ha negoziato senza adeguate garanzie.