Indagini su Valter Lavitola per l’attentato a Sigfrido Ranucci
Roma, 7 luglio 2026 – Il nome di Valter Lavitola torna al centro delle indagini della Procura di Roma in merito all’attentato dinamitardo avvenuto nell’ottobre scorso davanti all’abitazione del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci. Lavitola, ex editore e imprenditore, è indagato per strage insieme ai quattro presunti esecutori materiali e a Gomes Clesio Tavares, un cittadino camerunense di 47 anni considerato dagli inquirenti l’intermediario, riporta Attuale.
L’accusa si basa su un decreto di perquisizione eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati, sotto la direzione della Direzione distrettuale antimafia. Durante le perquisizioni, sono stati sequestrati computer e telefoni cellulari, che attualmente sono all’esame degli investigatori. Nonostante ciò, non sono state richieste misure cautelari nei confronti di Lavitola. Secondo la Procura, tutta da verificare nelle indagini, Lavitola avrebbe incaricato Tavares di trovare un modo per reperire e collocare l’esplosivo davanti alla casa di Ranucci.
Inoltre, gli inquirenti ipotizzano che Lavitola e Tavares abbiano effettuato un sopralluogo nei pressi dell’abitazione del giornalista il 15 settembre scorso, circa un mese prima dell’attentato, sulla base di analisi delle celle telefoniche. Tavares lavora dal 2017 per la Cefalù Srl, che gestisce il ristorante “Cefalù Bistrò di Pesce” nel quartiere Monteverde, un’attività considerata dagli inquirenti riconducibile a Lavitola.
Per l’ordigno esploso davanti all’abitazione di Ranucci, sono state effettuate quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna, ritenuti gli esecutori materiali. Sono accusati di detenzione, porto e utilizzo di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento aggravati dal metodo mafioso, reati contestati anche a Lavitola. Il nome dell’imprenditore salernitano, nato nel 1966, è presente da oltre vent’anni nelle cronache giudiziarie, dalle vicende di corruzione internazionale fino al caso della presunta compravendita di senatori.
Tra le condanne definitive figura quella a due anni e otto mesi per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. Dopo aver scontato la pena, Lavitola ha avviato una nuova attività nel settore della ristorazione, aprendo un noto ristorante di pesce a Monteverde.
Nel 2023, il quotidiano Il Riformista pubblicò una fotografia che ritraeva Lavitola e Ranucci insieme nel locale romano. Oggi, a distanza di due anni, quell’immagine riemerge sullo sfondo di un’inchiesta che profila uno scenario radicalmente diverso, in attesa di conferme o smentite attraverso gli accertamenti investigativi e il successivo esame dell’autorità giudiziaria.