Venezia, il caso dei candidati bengalesi infiamma la campagna elettorale e la questione della nuova moschea

04.05.2026 22:15
Venezia, il caso dei candidati bengalesi infiamma la campagna elettorale e la questione della nuova moschea

Le polemiche intorno alle elezioni comunali di Venezia e la nuova moschea di Mestre

A meno di un mese dal voto, i veneziani sono pronti a esprimere le proprie preferenze il 24 e 25 maggio per scegliere il successore di Luigi Brugnaro. La campagna elettorale si infiamma attorno alla questione dei candidati bengalesi nelle liste del centrosinistra, in particolare per il progetto della nuova moschea di Mestre, che divide l’opinione pubblica. Mentre la Lega critica il Pd “islamizzato” con il motto «No moschea, vota Lega», i democratici sottolineano che il progetto non è frutto dell’iniziativa del candidato Andrea Martella, ma deriva dalle aperture del sindaco uscente Brugnaro, che ha indicato quell’area come possibile sito per il luogo di culto, sostenuto anche da Prince Howlader, esponente della comunità bengalese, ora in Fratelli d’Italia.

Il Partito Democratico cerca di ribattere alle critiche, sottolineando che la presenza di candidati di origine bengalese, in particolare sei candidati, non è un tentativo di attrarre voti da una comunità ben radicata in zona, che potrebbe rappresentare 3-4 mila voti. Solo due di questi candidati, Kamrul Syed e Rhitu Miah, si candidano per il consiglio comunale di Venezia. I democratici sostengono che i volantini in bengalese con riferimenti ad Allah siano stati generati da iscritti nei circoli locali e non dai candidati che dovrebbero occuparsi delle decisioni urbanistiche riguardanti la moschea.

Le accuse della Lega

La campagna elettorale si infiamma, con l’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint che accusa i candidati bengalesi di avere come unico obiettivo quello di entrare nelle istituzioni per sovvertire la democrazia. Tuttavia, i candidati bengalesi non sono esclusivi del Pd; anche l’Udc ha dato spazio a Md. Matiur Rahman e Milan Sardar. In precedenza, si era parlato della candidatura di Prince Howlader con Fratelli d’Italia, noto nella comunità bengalese e coinvolto nel progetto per l’acquisto dell’area dell’ex segheria Rosso.

La segretaria comunale del Pd, Monica Sambo, respinge le accuse mosse dal centrodestra, affermando che i candidati bengalesi collaborano da anni con il partito e sono parte integrante della comunità. Sottolinea anche che le candidature sono arrivate direttamente dagli iscritti e non sono frutto di calcoli elettorali. Sambo ridimensiona le questioni religiose, dichiarando che i problemi reali sono quelli legati alla casa, alla sicurezza e ai servizi per le famiglie, e condanna il razzismo alla base delle polemiche nei confronti di candidati come Rhitu Miah.

La nuova moschea

Al centro del dibattito rimane la costruzione della nuova moschea di Mestre, su cui i partiti procedono con prudenza. La posizione ufficiale del candidato sindaco Andrea Martella riconosce il diritto ai luoghi di culto, a patto che siano finanziati dai fedeli e rispettino le leggi nazionali. Martella si impegna a gestire la questione con equilibrio e responsabilità, sottolineando che i cittadini italiani hanno il diritto di integrare e affermare la propria cittadinanza.

Dopo che il Consiglio di Stato ha respinto la legittimità di un centro di preghiera in via Piave, il sindaco Brugnaro aveva suggerito l’ex segheria Rosso come alternativa, un’area da recuperare con fondi privati. Ad aprile 2025, Brugnaro si era detto favorevole a questa proposta.

La posizione della destra

Il candidato sindaco del centrodestra, Simone Venturini, ha espresso un parere contrario alla costruzione di una nuova moschea, affermando che i luoghi di culto già esistenti devono rispettare le norme. Sottolinea che non vuole che si imponga una cultura che può compromettere la convivenza. D’altra parte, all’interno di Fratelli d’Italia, Raffaele Speranzon ha recentemente manifestato una posizione più aperta, affermando che chi vive e lavora a Venezia ha il diritto di professare la propria fede, purché il progetto rispetti trasparenza e normative.

Così, mentre si avvicina il giorno delle elezioni, la questione della nuova moschea e delle sue implicazioni politiche continua a infiammare il dibattito pubblico, sollevando interrogativi su integrazione, identità e diritti civili, riporta Attuale.

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